Il popolo scozzese, dopo essersi pronunciato per il "remain" al referendum del 23 giugno 2016 sulla Brexit, si trova ora in un profondo stato di delusione e di incertezza, dopo il risultato che ha sancito, di fatto, la vittoria del "leave". La Scozia, reagendo nell'immediato al post voto, chiede a gran voce l'indizione di un nuovo referendum per la secessione dal Regno Unito e per poter essere confermata nell'Europa.

Due milioni di firme sarebbero già state raccolte da fazioni "pro-remain" per ottenere la consultazione referendaria, che vanno a supportare la volontà del primo ministro scozzese Sturgeon che, dopo aver preso atto del risultato referendario, si è indubbiamente prodigata per tutelare gli interessi dei propri cittadini.

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Il referendum del 2014 indetto dal governo scozzese, nel quale il popolo si espresse a grande maggioranza per mantenere la Scozia nel Regno Unito, fa ora riflettere: cosa sarebbe successo se la consultazione elettorale fosse stata indetta in questi giorni? Probabilmente si sarebbe ottenuto un risultato nettamente contrario.

Nonostante la maggioranza degli scozzesi abbia manifestato la volontà di andare alle urne per potersi pronunciare a favore della secessione dal Regno Unito, c'è da sottolineare che un eventuale distacco comporterebbe importanti questioni da reimpostare a livello politico e diplomatico, sia con la Gran Bretagna che con l'Intera Europa.

Il premier Sturgeon non si sarebbe ancora espressa favorevolmente circa una soluzione referendaria, ma le sue ultime dichiarazioni, non lasciano adito a dubbi. La leader scozzese avrebbe dichiarato che la Scozia potrebbe "omettere" la tornata elettorale sull'abbandono del Regno Unito, "negando il consenso legislativo" affinché Londra proceda con l'uscita dall'Unione Europea.

Ma la questione è come potrà effettivamente il primo ministro scozzese riuscire a negare a Londra tale consenso legislativo, anche se - aspetto da non sottovalutare - avrebbe dalla sua parte 69 deputati su 129 del Partito Nazionale Scozzese del quale è leader, per dare inizio all'attuazione di tale progetto.

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Sturgeon, in merito alla vicenda, ha dichiarato: "Se il governo londinese dovrà tenere conto - come del resto è fuori dubbio che debba essere - gli interessi della Scozia, allora dovrà ricordare che il nostro interesse non è l'allontanamento dall'UE".

Dovremo attendere gli sviluppi dei prossimi giorni, e soprattutto le reazioni di Londra e dell'Europa a queste dichiarazioni per comprendere come si evolverà la questione: referendum secessionista o negazione del consenso legislativo? Ad ogni modo, Nicola Sturgeon è la prima personalità politica ad ammettere che, per mettere in atto la negazione del consenso legislativo, potrebbe servire il benestare di Londra.