Un recente rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani rivela che nel 2025 almeno 58 Stati e territori sono ancora contaminati da mine antiuomo. Il documento evidenzia le gravi e persistenti conseguenze di queste armi esplosive sui civili, a quasi trent'anni dall'adozione del Trattato sul divieto delle mine antiuomo. L'Alto Commissario Volker Türk ha espresso profonda preoccupazione, sottolineando come le mine continuino a uccidere e ferire persone, spesso decenni dopo essere state posizionate. Ha inoltre ribadito l'importanza cruciale di un rinnovato impegno globale per porre fine alla produzione, all'uso e al trasferimento di tali armi, e per intensificare gli sforzi di sminamento.
L'impatto devastante e i Paesi più colpiti
Il Landmine Monitor 2025, presentato a Ginevra, ha registrato un allarmante aumento delle vittime: 6.279 persone sono state uccise o ferite da mine e residui bellici esplosivi nel 2024, il dato più alto degli ultimi quattro anni. I civili costituiscono una percentuale schiacciante, il 90% delle vittime, e i bambini rimangono particolarmente vulnerabili, rappresentando quasi la metà di tutti i feriti e i morti. In Afghanistan, questa percentuale sale al 77%. I principali Paesi colpiti includono Myanmar, Siria, Afghanistan, Ucraina, Nigeria, Mali, Yemen e Burkina Faso. La Campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo (ICBL) ha riportato oltre 5.000 vittime nel 2025 in 40 nazioni, confermando che la stragrande maggioranza sono civili.
Attualmente, sette Paesi sono considerati "massicciamente" contaminati: Afghanistan, Bosnia ed Erzegovina, Cambogia, Etiopia, Iraq, Türkiye e Ucraina.
Sfide al Trattato e progressi limitati
Il Trattato sul divieto delle mine antiuomo del 1997, che mira a eliminare l'uso, la produzione e il trasferimento di queste armi, sta affrontando le sue sfide più serie da decenni. Cinque Stati europei – Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Polonia – stanno valutando il ritiro, citando le mutate condizioni di sicurezza a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. Segnalazioni indicano un nuovo utilizzo di mine in Ucraina nel 2024–2025, anche attraverso droni, mentre l'uso estensivo è confermato in Myanmar e nella Federazione Russa.
Nonostante alcuni progressi, come il completamento delle operazioni di bonifica in Oman nel 2025 – il primo Stato parte a farlo dal 2020 – e la riduzione della contaminazione in oltre la metà degli Stati colpiti, l'obiettivo ambizioso di un mondo libero da mine entro il 2025 rimane lontano dall'essere raggiunto. La visione di un mondo senza mine non è stata accompagnata da risorse e sforzi adeguati sul campo.