Massimo Moratti, esperto italiano di diritti umani e collaboratore di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, ha ricevuto un ordine di espulsione dalla Serbia. Originario di Staranzano (Gorizia), Moratti dovrà lasciare il Paese entro il 19 settembre 2026. Le autorità serbe hanno motivato il provvedimento indicandolo come un "inaccettabile rischio per la sicurezza" nazionale, imponendogli un divieto di rientro per un anno.

Moratti risiede stabilmente in Serbia dal 2022 con la famiglia: la moglie, cittadina giapponese, e il figlio di due anni, con doppia cittadinanza italiana e giapponese.

La richiesta di permesso di soggiorno temporaneo è stata accolta per la moglie, che lavora a Belgrado, e per il figlio, ma negata a Moratti. Le motivazioni precise del diniego non sono state esplicitate nel provvedimento. Contro tale decisione, Moratti ha presentato ricorso il 10 settembre 2026, senza però aver ricevuto risposta al momento della notizia.

Il provvedimento e il rischio di separazione familiare

L’ordine di espulsione solleva la prospettiva di una separazione forzata di Moratti dalla sua famiglia, dato che moglie e figlio sono titolari di permesso di soggiorno in Serbia. La richiesta di soggiorno temporaneo per la famiglia era stata inoltrata a fine gennaio 2026. La moglie ha ottenuto il permesso a maggio; a giugno, Moratti è stato convocato dall’Agenzia serba per la sicurezza e l’informazione (BIA), interrogato sulle sue attività professionali presenti e passate nel Paese.

Il 3 settembre, la moglie di Moratti ha ricevuto una notifica dalla polizia per la presentazione del marito il giorno successivo presso l’ufficio per i cittadini stranieri. Il 4 settembre, Massimo Moratti ha ricevuto formalmente l’ordine di espulsione dalla Serbia. Assistito dal suo legale, ha presentato un ulteriore ricorso il 10 settembre 2026, chiedendo al Tribunale amministrativo una misura cautelare per sospendere l’esecuzione del provvedimento e richiamando il rischio di separazione familiare. Il diniego del soggiorno temporaneo prevede l’obbligo di lasciare la Serbia entro 15 giorni dalla notifica e comporta un divieto di ingresso nel territorio serbo per un anno.