Il primo ministro britannico Andy Burnham ha manifestato la propria disponibilità ad avviare una discussione onesta riguardo la possibilità di ripristinare la libera circolazione tra il Regno Unito e l'Unione Europea. Questa posizione è emersa a Roma il 25 ottobre 2026, nel contesto di un nuovo rapporto con Bruxelles.

Tra le opzioni considerate da Burnham figurano la piena adesione all'Unione Europea o l'ingresso nel mercato unico, ipotesi quest'ultima che implicherebbe il ripristino della libera circolazione. Un'ulteriore alternativa menzionata nel dibattito sul futuro legame tra Regno Unito e UE è l'unione doganale, la quale richiederebbe l'accettazione di specifiche regole definite a livello europeo.

Le reazioni politiche: critiche da Tory e Reform UK

Le dichiarazioni di Burnham hanno subito generato reazioni nel panorama politico britannico. La leader dei Tory, Kemi Badenoch, ha espresso dubbi sulla profondità della riflessione del primo ministro in merito alla questione. Dal canto suo, Robert Jenrick di Reform UK ha liquidato l'idea come folle. Il confronto politico ha richiamato alla memoria la campagna per la Brexit del 2016, dove il tema della migrazione giocò un ruolo centrale.

Il fronte favorevole all'uscita dall'Unione Europea aveva sollevato obiezioni significative contro le normative che permettevano a qualsiasi cittadino dell'UE di stabilirsi nel Regno Unito. Burnham ha collegato l'attuale discussione alla mutata natura dei flussi migratori rispetto al passato, sottolineando la necessità di affrontare il tema con un approccio basato su fatti concreti: “Credo sia necessario un dibattito basato sui fatti e su prove concrete”.

Il cambiamento nei flussi migratori

Burnham ha evidenziato come la natura dei flussi migratori sia cambiata rispetto alla fase precedente, quando il movimento era caratterizzato da un continuo viavai di giovani che entravano e uscivano dal Paese. Ha descritto quel modello come una migrazione dinamica e ha aggiunto che l'equilibrio complessivo dei flussi è mutato. Nel dibattito che ha preceduto il referendum del 2016, la migrazione netta nei dodici mesi fino a giugno di quell'anno ammontava a 335.000 persone.

Il primo ministro ha anche delineato i limiti delle opzioni che potrebbe sostenere nel contesto del rapporto con l'Europa. Ha categoricamente escluso la possibilità di raccomandare soluzioni che implichino l'adozione dell'euro o l'ingresso nell'area Schengen.