Il 19 settembre attraverso un comunicato unitario delle sigle sidacali Cgil, Cisl e Uil, che ha precisato l'indignazione verso un governo definito senza mezzi termini creatore di illusioni nella classe lavoratrice, è stato indetto uno sciopero per l'8 novembre che vedrà scendere in piazza docenti, ed in generale tutti i lavoratori del mondo scuola, università e ricerca, ma anche sicurezza e soccorso, sia sul versante pubblico che privato, e i lavoratori di tutti i servizi sociali. Lo scopo è di spingere in tal modo il governo ad una reale riforma della Pubblica Amministrazione, nonché a sbloccare le retribuzioni e non ultimo per sbloccare il contratto nazionale del lavoro, che dalle ultime indicazioni rilasciate dal governo potrebbe rimanere nelle condizioni attuali fino al 2019, nell'ambito scuola, senza consentire un adeguato aggiornamento del salario in rapporto al costo della vita.
Senza dimenticare, inoltre che il Ministro Madia ha annunciato da poco il blocco dei contratti per i dipendenti pubblici fino al 2015.
Saranno coinvolti anche i precari che si ritrovano ancora, oltre che senza alcuna certezza, anche senza nessuna legge che li tuteli, mentre rimane ancora in stallo la questione del ricambio generazionale non solo nelle scuole ma anche in tutti gli altri settori, che continuano a subire tagli senza avere alcun beneficio.
Le motivazioni dello sciopero
Lo sciopero generale dell'8 novembre si pone come obiettivo proprio quello di ridurre i tagli, ma anche di "proteggere" i settori di istruzione, sanità e governo, tanto che per la prima volta i temi trattati sono riusciti ad accomunare tutte le sigle sindacali (per la precisione 14), ed anche i settori di pubblico e privato si ritrovano a scendere in piazza con la stessa motivazione: il futuro del Paese.
I sindacati, decisi a sostenere non solo i lavoratori, ma l'Italia intera, hanno dichiarato, contestualmente alla proclamazione dello sciopero, la volontà di recarsi presso i posti di lavoro e avere contatti con i lavoratori per poter spiegare loro tutte quelle che sono state testualmente definite <<bugie del governo>>.
Mentre la Fiom ha deciso di anticipare lo sciopero di 8 ore già previsto per il 25 ottobre al 18, per tutelare i diritti dei lavoratori, si prospetta un autunno caldo che vedrà scendere in piazza i lavoratori alla difesa dei settori che solo se sostenuti ed incentivati saranno in grado di sollevare il Paese dalla crisi in cui è caduto.