Due milioni, questa la cifra ipotizzata dall'Istat. Le ultime novità che riguardano la riforma Pensioni hanno per oggetto le stime dell'Istat, secondo cui la platea potenziale di coloro che beneficeranno delle misure di flessibilità di uscita dal lavoro saranno all'incirca due milioni, la maggior parte dei quali uomini. Con tale cifra l'Istat si riferisce agli occupati che hanno un'età tra i 58 e 63 anni, all'interno della quale negli ultimi anni è aumentata la disoccupazione, arrivata ora al 5 percento per circa 111 mila unità.

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Occorre, a questo punto, vedere se Renzi sceglierà di includere le misure di flessibilità nel testo della prossima Legge di Stabilità oppure, come viene scritto da giorni dalle fonti nazionali più autorevoli, se si va verso l'ennesimo rinvio della riforma previdenziale, scelta questa non contemplata dai lavoratori, in particolare dalla categoria dei precoci che, 'protetta' dai sindacati fino al 15 ottobre, giorno in cui si concluderà la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil iniziata lo scorso 5 ottobre, è da mesi sul piede di guerra contro il governo.

Pensioni: governo contro l'Ue?

'Pochi ma buoni', volendo buttarla in caciara. Le ultime notizie sulla riforma pensioni di Renzi mettevano in luce il prestito pensionistico, una misura però che è stata bocciata ancora prima che potesse essere presa in considerazione. A manifestare i primi dubbi contro il prestito pensionistico sono stati i sindacati, con in testa Annamaria Furlan, segretario della Cisl, la quale, prendendo in esame il sistema Italia, ha dichiarato che la fattibilità del progetto del governo abbia percentuali relativamente basse.

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In parole povere, il prestito pensionistico qui da noi in Italia non può funzionare. Ci chiediamo allora che cosa possa funzionare nel nostro Paese. Un altro ostacolo che si presenta al governo è l'ultima relazione che arriva direttamente dalla commissione europea, un ostacolo che, come dimostra il vecchio e recente passato, sarà difficile da superare, 'saltare', visto che ha per oggetto proprio il tema della pensione anticipata, quella su cui Renzi, insieme al ministero dell'Economia, sta lavorando da settimane al fine di trovare delle risorse necessarie per dare continuità alle parole spese in televisione e altrove a favore di un intervento in materia previdenziale.

In quanti credono che il governo possa sfidare apertamente l'Unione Europea, dopo che quest'ultima ha appena detto che occorrono tra i 40-45 anni di contributi prima di andare in pensione? Cifre, specialmente i 45 anni di contributi, che ai lavoratori precoci, e a ragione aggiungiamo noi, fuori da ogni logica, ma che d'improvviso potrebbero diventare la norma generale.

Novità pensione anticipata: il pressing del Parlamento

Nonostante tutto quella di ieri è stata una giornata importante per la riforma pensioni, dal momento che Camera e Senato hanno messo spalle al muro il governo votando l'ok alla risoluzione di maggioranza sulla nota d'aggiornamento al Def, che impegna l'esecutivo a varare misure concernenti l'introduzione della flessibilità in uscita.

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A Palazzo Madama sono stati 167 i voti a favore della risoluzione, 112 quelli contrari, mentre si registra un astenuto, uno solo. Arriverà dal Parlamento la svolta tanto attesa? Lo scetticismo, in questo senso, regna sovrano, anche perché tutto è nelle mani di Renzi e della sua squadra. Palla al centro, si rinizia a giocare la partita più importante. Restate aggiornati sulle novità riguardanti precoci e pensioni cliccando il tasto 'Segui' e non dimenticate di farci sapere cosa ne pensate lasciando un commento all'articolo.

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