La pensione anticipata per alcune donne è realtà, la Legge di Stabilità, che ieri ha avuto il parere favorevole (ma era scontato) del Consiglio dei Ministri, ha infatti previsto al suo interno la celebre “opzione donna”. Per la verità, questa misura era già in vigore, il provvedimento è soltanto un’estensione, una proroga per renderla valida anche nel 2016. La battaglia portata avanti da vari comitati, gruppi nei social network e lavoratrici ha dato i frutti sperati. Insieme alla salvaguardia esodati ed alla novità del part-time pensionistico, opzione donna è l’altro grande provvedimento in Finanziaria per quel che concerne la previdenza.

Ma vediamo di fare chiarezza su cosa è questa estensione e chi potrà beneficiarne.

Il provvedimento in sintesi

La normativa previdenziale nel nostro paese, non essendo intervenuta alcuna riforma delle pensioni e quindi nessuna flessibilità, resta quella prevista dalla Legge Fornero. Sulla rigidità e durezza della Legge attuale, nessun dubbio e nessuna contestazione può essere mossa visto che è una delle più dure d’Europa. Dal 1° gennaio 2016, come previsto dalla Fornero, l’età anagrafica utile alla pensione di vecchiaia si innalza ulteriormente così come il numero di contributi necessario per la pensione di anzianità.

Per le donne il di più è di 22 mesi rispetto al 2015, significa che l’età per la pensione è di 66 anni e 7 mesi con minimo 20 anni di contributi. Con l’estensione di opzione donna, come per il 2015, anche per tutto il 2016 le donne che hanno 57 anni di età e 35 di contributi possono scegliere di andare in pensione con il sistema contributivo rinunciando a quasi il 30% della pensione che avrebbero percepito a 66 e 7.

I requisiti si devono raggiungere entro il 31 dicembre 2016 la pensione però verrà concessa con il sistema delle finestre mobili in base al mese di raggiungimento dei requisiti e tenendo conto dell’aumento relativo alla speranza di vita

Le coperture finanziarie ci sono? Rischio di estensione della perequazione Letta

Secondo le stime, circa 30mila lavoratrici potranno optare per questa uscita anticipata nel 2016.

L’uscita è facoltativa proprio per via delle riduzioni di assegno che la donna deve accettare, ma i vantaggi come anticipo sono evidenti. L’opzione donna costerà alle casse dello stato una cifra vicina ai 2 miliardi di euro e come per tutta la manovra il dubbio sulle coperture è alto. Le coperture sono necessarie per ottenere anche l’ok della Commissione Europea che in passato ha bocciato la Finanziaria della Spagna proprio per questo motivo.

Per opzione donna il Governo ha inserito un “asso nella manica”, una clausola di salvaguardia che scatterebbe qualora, con i tagli alla spesa pubblica non si trovassero i fondi per aiutare queste donne. La clausola prevede che anche per il 2016 e 2017 possa allungarsi la perequazione automatica delle pensioni, quella più conosciuta come perequazione Letta. Infatti il predecessore di Renzi, con il suo Governo nel 2013 aveva stabilito l’aumento delle pensioni in relazione all’inflazione scaglionato in base all’importo delle pensioni, con aumenti pari all’inflazione solo per le pensioni più basse.

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