Mentre si respira il grande fermento attendendo l'ufficialità della sentenza del Tar, ieri vi è, infatti, stata la prima udienza riguardante la class action contro le circolari Inps che hanno ridotto di oltre un anno i termini di scadenza insiti nella legge 243/2004, molte donne si chiedono se sia giusto o meno optare per l' OD. Le lavoratrici del 'comitato opzione donna' hanno sempre fatto presente, a quante abbiano sollevato perplessità sulla bontà della misura, che si tratta pur sempre di una libera scelta, resa possibile dal regime sperimentale Maroni del 2004.

Pubblicità

L'obiettivo del Comitato e della Commissione Lavoro, stando alle parole espresse da Damiano ieri durante la trasmissione 'Mi Manda Raitre' è quello di ristabilire i termini sanciti dalla legge sperimentale. Ovvero permettere a quante abbiano maturato i requisiti richiesti di potervi accedere fino al 31/12/2015 come stabilito in origine. Eliminando dunque le due circolari dell' Inps che inseriscono in tale data finestre mobili e aspettativa di vita, riducendo di oltre 6.000 unità la platea delle beneficiarie.

Sulla vertenza del Tar al momento non si conosce nulla, non resta ,attendendo notizie ufficiali, che riepilogare i pro ed i contro del regime sperimentale cosiddetto OD.

Ultimi aggiornamenti opzione donna, le news al 7 ottobre: opportunità o opzione 'fame'?

La discussione sulla legge sperimentale Maroni è ancora 'infuocata', vi è chi la ritiene una buona opportunità e anzi ne richiede la proroga, come le iscritte al gruppo 'opzione donna proroga al 2018', chi la vorrebbe estesa anche al genere maschile come i membri del gruppo 'opzione donna anche per gli uomini', chi la ritiene una 'truffa autorizzata' e la ribattezza "opzione fame".

L'OD, per intenderci, è l'opportunità offerta (legge 243/2004) alle lavoratrici che abbiano raggiunto 57 anni d'età (58 se autonome) e 35 anni di contributi di poter accedere alla quiescenza con un ricalcolo dell'assegno in chiave contributiva, ossia un taglio di circa il 30%.

Pubblicità

Dal 2016 per le donne potrebbero mutare i requisiti di accesso a quella che è stata definita la 'nuova opzione donna' e questi, se passasse in LDS la proposta, potrebbero essere al rialzo.  Servirebbero 62/63 anni di età +35 di contributi a fronte di un taglio del 10%.

Le lavoratrici pro proroga al 2018 la ritengono una "beffa", si troverebbero infatti a dover lavorare 5/6 anni in più rispetto alle colleghe, dunque un'assurda "ingiustizia di genere nel genere". Altre donne invece, come la lavoratrice intervenuta in diretta a Ballarò ieri sera 6/10, non ritengono l'opzione donna un'opportunità reale.

E anzi la ribattezzano "opzione fame". Marina, in collegamento esterno, dice "con 900 euro al mese e i figli da mantenere perché non trovano occupazione, come si fa a scegliere?" e ancora " si tratta anche di un'umiliazione dopo così tanti anni di lavoro".

Insomma, indipendentemente da quella che sarà la vertenza del Tar, non tutte le lavoratrici opteranno per questa 'scelta', che resta comunque carica, a seconda dei punti di vista, di pro e contro. Se aveste la possibilità di scegliere per cosa optereste?