Nel corso dell'esame del disegno di legge di stabilità in Commissione Bilancio al Senato, è stata bocciata ancora una volta la proposta inerente il meccanismo di Quota 100. La proposta, avanzata nei giorni scorsi dall'esponente della Lega Nord Roberto Simonetti, infatti, è stata dichiarata inammissibile nonostante la necessità di una flessibilità in uscita a favore dei lavoratori che nel 2012 hanno dovuto fare i conti con le norme severe previste dall'ex ministro del Lavoro Elsa Fornero.
Bocciata la Quota 100 e il prestito pensionistico
Il meccanismo di Quota 100, proposto in un primo momento dal Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano, prevede l'uscita a partire dai 62 anni di età e 38 anni di contributi, oppure 63 anni di età e 37 anni di versamenti contributivi o ancora, 64 anni di età anagrafica e 36 anni di contribuzione: una sorta di incentivo per migliaia di lavoratori che, in tal modo, avrebbero avuto la possibilità di lasciare il lavoro nel momento da loro ritenuto più opportuno.
Secondo alcune voci, i motivi dell'ennesima bocciatura sarebbero dovuti alla mancanza di coperture finanziarie. A niente, quindi, sarebbero servite le continue insistenze del senatore Simonetti che nei giorni scorsi ha affermato: "se la maggioranza boccerà, si dovrà assumere la responsabilità nei confronti di milioni di lavoratori".
Respinta anche l'introduzione del prestito pensionistico, ovvero, il cosiddetto prestito erogato dallo Stato a favore dei lavoratori a cui mancano non più di due o tre anni all'uscita, da restituire attraverso dei piccoli prelievi nel momento in cui viene percepita la pensione piena. L'emendamento promosso dal Pd, infatti, è stato ritenuto dalla Commissione Bilancio un onere particolarmente elevato per le casse statali.
Confermate settima salvaguardia e opzione donna
Intanto, si continua a discutere dell'opzione contributivo donna, e in modo particolare si mira ad includere nel provvedimento anche le lavoratrici nate nel quarto trimestre del 1958. Quanto alla settima salvaguardia, invece, si attendono delle apposite modifiche al fine di estendere da 12 a 36 mesi il termine per i lavoratori in mobilità, e per i lavoratori che nel 2011 avevano fruito dei permessi per assistere familiari con disabilità grave.