Si è chiusa da poco la cosiddetta Conferrenza dei Servizi utilizzata per certificare i risparmi stanziati nel Fondo Esodati. A renderlo noto è il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano, il quale avrebbe espresso la volontà di riaprire il capitolo esodati adottando le misure necessarie al fine di includere nella settima misura di salvaguardia anche i lavoratori che nel 2011 assistevano familiari affetti da disabilità.

Adottare il principio dei vasi comunicanti

Si tratta di circa 5 mila esodati già certificati nei precedenti provvedimenti di tutela e che sono rimasti esclusi, dal momento che non sono rientrati nei contingenti numerici nonostante si trovavano in possesso dei requisiti.

Secondo il deputato del Partito Democratico Damiano, attuando il cosiddetto principio dei vasi comunicanti, è possibile aggiungere i 5 mila lavoratori rimasti privi di copertura previdenziale, agli altri 26.300 esodati che ancora attendono una settima misura di salvaguardia prevista dalla nuova legge di stabilità.

"Siamo anche riusciti a riaffermare il principio del mantenimento all'interno del Fondo e per la tutela dei soli esodati, dei risparmi che si realizzano. Principio che era stato messo in discussione nel luglio scorso, per gli anni 2013 e 2014 dai tecnici del ministero dell'Economia", ha affermato Cesare Damiano.

Stando a quanto riferiscono le recenti stime dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, ancora 20 mila lavoratori esodati attendono una tutela previdenziale. La proposta di modifica avanzata da Damiano, infatti, costituisce senza ombra di dubbio un passo fondamentale, anche se si tratta di misure parziali.

Damiano: 'migliorare la legge di stabilità'

Da non dimenticare che, nel ddl di stabilità che nei prossimi giorni passerà l'esame alla Camera, vanno inseriti dei correttivi per quanto riguarda la no tax area dei pensionati e la cosiddetta opzione donna visto che, nel disegno di legge, sono state escluse le lavoratrici nate nei mesi di ottobre, novembre e dicembre del 1958, le quali verrebbero ancora penalizzate dall'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e dal 2016, sarebbero costrette a lavorare quattro mesi in più.

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