Sono molte le novità dal mondo politico e sindacale intorno alla riforma delle pensioni per il 2016: il nodo centrale, però, per molti pensionati è quello che riguarda il meccanismo della perequazione sugli assegni per il 2016. Con il termine 'perequazione' si intende quel procedimento mediante il quale l'importo della pensione viene indicizzato al costo della vita e, dunque, all'inflazione: l'Inps, per predisporre i pagamenti per l'anno successivo, già a novembre produce una previsione sul possibile andamento dell'inflazione per l'anno successivo, riservandosi la possibilità, qualora le stime si rivelassero inesatte, di agire tramite conguaglio alla fine dell'anno.

Com'è lo stato della perequazione per il 2016? Intanto, il mondo politico con Cesare Damiano e il mondo sindacale con Proietti della Uil hanno iniziato a farsi sentire, chiedendo a Renzi di non rinviare più gli interventi sulla riforma Pensioni Fornero.

Analisi novità perequazione pensioni 2016

La circolare dell'Inps n. 210 del 2015 ha chiarito il meccanismo della perequazione pensioni 2016: il dato più rilevante è quello per cui non vi sarà alcun aumento dell'assegno pensionistico nel 2016 in quanto la stima sull'indice provvisorio dell'inflazione è pari a zero.

Non aumenta il costo della vita, dunque non aumentano le pensioni. Il timore, però, era che vi fosse un conguaglio da restituire all'Inps per l'andamento del 2015: nell'anno 2014, infatti, l'inflazione non è cresciuta secondo le stime, ma ha perso uno 0,1%; secondo il meccanismo della perequazione, l'Inps poteva richiedere un conguaglio in vista della restituzione da parte dei pensionati dell'importo maggiore liquidato rispetto al dovuto: la legge di stabilità ha evitato che ciò avvenisse nel 2016 e ha rinviato l'eventuale conguaglio al 2017.

Dunque: non una cancellazione, ma soltanto un rinvio all'anno successivo.

Gli interventi politici e sindacali sulla riforma pensioni 2016, le novità

Ad intervenire sulla riforma delle pensioni 2016 e continuare il pressing sul governo e su Matteo Renzi è Cesare Damiano da un lato e la Uil dall'altro. Secondo il Presidente della Commissione Lavoro, occorre pensare uno strumento di uscita flessibile già a 62 anni per due motivi: il primo riguarda il rischio povertà, un lavoratore, che a sessant'anni ha perso il lavoro, deve poter andare in pensione in maniera tale da potersi sostenere con un proprio reddito; un secondo motivo riguarda il fatto che, come dimostrato dai dati dell'Istat, i pensionati sono coloro che producono il maggiore impatto in termini di welfare familiare, cioè sono coloro che aiutano figli e nipoti che non trovano lavoro e un reddito indipendente.

La Uil, invece, per bocca di Proietti ricorda le penalizzazioni che si avranno nel 2016 per l'aumento dei requisiti connessi al procedere della riforma pensioni Fornero: il sindacato è stanco di attendere i tempi di Matteo Renzi e chiede una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni d'età. Per aggiornamenti sulla previdenza, cliccate su 'Segui' in alto sopra l'articolo.

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