Mentre il Governo Renzi è intento a studiare le varie ipotesi giunte sui tavoli di Palazzo Chigi, il Parlamento avrebbe approvato una risoluzione sulla flessibilità in uscita, visto che il tema previdenziale è la maggiore priorità del 2016. Con la risoluzione approvata nei giorni scorsi, infatti, Montecitorio chiede all'esecutivo un intervento definitivo che finalmente possa dare una risposta concreta a migliaia di lavoratori.
Il Parlamento approva la risoluzione sulla flessibilità
"La previsione di ragionevoli penalizzazioni, nonché di interventi, anche selettivi, in particolare nei casi di disoccupazione involontaria e di lavori usuranti", è quanto chiede il Parlamento facendo riferimento alla proposta avanzata tempo fa dal Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano che prevede delle penalizzazioni graduali di 3-4 punti percentuali per ogni anno di anticipo dell'età pensionabile rispetto ai requisiti previsti dall'attuale normativa.
Un lavoratore, quindi, potrebbe lasciare il lavoro a partire dai 62 anni di età accompagnati dai 35 anni di contributi, accettando una penalizzazione massima dell'8%.
Una misura che, stando a quanto annunciato dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, potrebbe essere effettuata a costo zero anche se, per i primi quattro anni comporterebbe degli oneri che comunque verrebbero compensati nei prossimi anni. Per questo motivo, la proposta contenuta nel disegno di legge n. 857 firmato da Baretta, Gnecchi e Damiano resta la più accreditata, anche se prima bisogna valutare tutti gli oneri da sostenere.
Flessibilità, il Governo deve valutare i costi e i benefici
Secondo le prime stime, infatti, i costi ammonterebbero a circa un miliardo di euro; un costo piuttosto basso rispetto alle altre proposte presenti sui tavoli di Palazzo Chigi.
Resta comunque il fatto che, bisogna ancora aspettare le prossime mosse del Governo che, entro il mese di maggio dovrebbe aprire una discussione sui costi da sostenere e sui benefici che potrebbero derivare dalla misura. La risoluzione approvata dal Parlamento, però, non abbraccia il problema degli esodati, dell'opzione donna e dei lavoratori precoci che, intanto, si stanno preparando a scendere in piazza per la manifestazione del 19 maggio.