Il gruppo H&M. considerato uno dei leader del settore dell'abbigliamento low-cost, rinuncia a quattro punti vendita in Italia. Due di questi a Milano, capitale indiscussa della moda italiana. Nonostante i grandi numeri - il 2016 è stato chiuso con 756 milioni di ricavi e 16 milioni di utile - l'azienda ha deciso di chiudere lo storico store di Piazza San Babila e quello di Porta Venezia, aperto solo sei mesi fa. Per il marchio svedese, dunque, licenziare un grande numero di dipendenti sembra indispensabile anche se le richieste di assunzioni dell'azienda non si sono fermate.

I sindacati: "Posizione gravissima e ingiustificata"

Filcams-Cgil Milano e Uiltucs Milano e Lombardia hanno fissato lo sciopero dei lavoratori per domani, sabato 10 giugno, dietro le vetrine del negozio di San Babila dalle ore 12, ritenendo gravissima e ingiusitificata la posizione del marchio svedese. Secondo i sindacati, l'obiettivo di H&M è licenziare i lavoratori con i vecchi contratti per sostituirli con contratti a chiamata, in vista delle nuove aperture in programma. Il lavoro a chiamata, conosciuto anche come "job on call" o come "lavoro intermittente", è un contratto di lavoro subordinato nel quale un lavoratore si pone a completa disposizione di un datore che può utilizzare le sue prestazioni secondo le proprie esigenze, considerando un preavviso che non può essere inferiore a un giorno lavorativo.

Nonostante tutto, quest'anno il gruppo H&M è stato nominato da Business of Fashion tra le migliori aziende per cui lavorare nella moda, proprio grazie al riguardo con cui vengono tutelati i dipendenti. I sindacati, però, come si legge nel comunicato ufficiale, sottolineano l'ostilità dell'azienda poiché non ha considerato le proposte, le richieste e le esigenze dei suoi dipendenti.

La replica del brand

Il marchio, però, smentisce il "low-cost" sui contratti dei dipendenti con un lungo comunicato stampa che giustifica le scelte prese negli ultimi tempi. H&M precisa che l'azienda ha avviato, come previsto dalla legge, la procedura di licenziamento collettivo e continua a credere nei compratori e nei dipendenti. Il percorso con i sindacati è finalizzato a trovare delle soluzioni per tutti i lavoratori, tra cui la collocazione in negozi esterni, per garantire il maggior numero possibile di posti di lavoro.