Il Governo ha confermata la data del nuovo summit in materia lavoro e pensioni che si terrà al Ministero del lavoro il prossimo 30 agosto. C’è da riprendere il confronto con le parti sociali sulla sempre più necessaria riforma delle pensioni. Necessaria perché l’ultima riforma è stata la tanto odiata Legge Fornero che ancora oggi è in vigore con i suoi devastanti effetti su quanti cercano di andare in pensione. Per di più, l’aspettativa di vita ed il fatto che alcune forma di anticipo che proprio il Decreto Salva Italia ha lasciato in azione stanno perdendo la loro utilità e presto non potranno più essere richieste da nessuno.

Ecco che la richiesta di flessibilità del sistema previdenziale diventa sempre più urgente.

Difficile intervenire

Anche se i confronti continuano ripetutamente, appare chiaro che difficilmente si potrà provvedere a porre la parola fine a questa necessità di riformare il sistema previdenziale. Le continue dichiarazioni degli esponenti del Governo, ultimo in ordine di tempo il Consigliere Economico del Premier Gentiloni, Marco Leonardi, fanno capire che il Governo ha altre priorità. La prossima Legge di Stabilità, che dovrebbe essere il contenitore utile ad inserire un nuovo pacchetto di norme per le pensioni, sarà incentrata su provvedimenti rivolti al rilancio occupazionale dei giovani, lasciando poco spazio e pochi soldi alle pensioni.

L’apertura, come sottolineato nell’ultima intervista di Leonardi, potrebbe essere solo ad alcuni piccoli correttivi come l’estensione dell’Ape sociale, con sconti in termini di requisiti di accesso per le donne, la pensione di garanzia e la detassazione della previdenza complementare. Altri interventi tampone che probabilmente non basteranno, soprattutto alla luce degli effetti che la riforma Fornero continua a produrre.

Una famigerata riforma

Sono passati molti anni, e nonostante siano state introdotte alcune forme di flessibilità per l’accesso alle pensioni, la famigerata Legge sulle pensioni della Fornero resta ancora pienamente valida. Anzi, i requisiti per l’accesso alle due grandi forme pensionistiche previste dall’ordinamento vigente, pensione anticipata e di vecchiaia, continuano a salire per via dell’aspettativa di vita.

Per la pensione anticipata che la Fornero istituì in sostituzione della pensione di anzianità, oggi servono 42 anni e 10 mesi di contributi versati. Per la quiescenza di vecchiaia invece servono 66 anni e 7 mesi di età e dal 2019 si dovrebbe salire, sempre per l’aspettativa di vita a 67 anni.

Misure vecchie, nuove ed in scadenza

L’aspettativa di vita, almeno questa, non è stata introdotta dalla Fornero, perché deriva dall’ultimo Governo Berlusconi e sarà un argomento sicuramente centrale del prossimo summit. Come dicevamo, nel frattempo, con la Legge Fornero ancora viva e vegeta, sono state introdotte negli anni alcune scorciatoie per le pensioni. Le ultime, Ape sociale e quota 41, sono anticipi di pensione per soggetti disagiati come i disoccupati, gli invalidi ed i lavoratori alle prese con lavori pesanti.

Se ci si trova in queste situazioni, bastano 63 anni di età o 41 anni di contributi versati. Presto partirà l’Ape volontaria, sempre a partire dai 63 anni, ma si tratta di un prestito pensionistico erogato da banche e da restituire in rate mensili per 20 anni. A fianco alle novità, restano vive alcune vecchie forme di flessibilità ma quasi tutte difficili da centrare e molto settoriali. Parliamo della la pensione anticipata per i lavori usuranti, la Deroga Amato per i quindicenni o la anticipata per invalidità. Inoltre, vigenti alcune misure che però stanno perdendo utilità perché per i requisiti previsti, presto nessuno potrà più richiederle. Opzione donna per esempio, nonostante le varie richieste, dei comitati, dei gruppi di lavoratrici e dei sindacati, difficilmente verrà prorogata oltre la sua naturale scadenza di fine anno.

Senza contare che l’ottava salvaguardia è stata l’ultima e chi non è rientrato in essa e nemmeno nelle precedenti rimarrà esodato. Il salvacondotto o deroga Fornero che consente anche oggi di uscire all’età di 64 anni può essere richiesto solo dai nati nel 1952. Pertanto dall’anno prossimo diverrà una misura non più richiedibile perché nel 2018 i nati nel 1953 rientreranno nelle normali pensioni previste.