Il primo giro di istanze di accesso alle due grandi novità previdenziali dell’ultima Legge di Bilancio ha segnato un numero di domande superiori alle attese. Infatti sembra siano pervenute all’Inps 66mila domande rispetto alle 60mila previste in sede di creazione delle misure. Ape sociale e Quota 41, almeno dal punto di vista dei numeri sono state un successo, avendo riscosso un discreto appeal nei lavoratori. Domande superiori alle attese che segnano un problema di non poco conto per quanto riguarda l’Istituto, perché le risorse per liquidare le Pensioni si basavano sulle previsioni, evidentemente sottostimate.

I motivi del successo

La Legge Fornero, ancora oggi in vigore e come sembra dalle ultime notizie in materia previdenziale, difficile da riformare nella prossima manovra finanziaria, resta di una durezza che ha pochi simili negli altri pasi comunitari. Per di più, gli effetti delle rigide regole di accesso alle pensioni volute dal Governo Monti, quasi sicuramente continueranno ad allontanare negli anni la pensione già dall’anno prossimo. Le donne infatti perderanno quell’anno di anticipo in quanto ad età di accesso alla pensione di vecchiaia già nel 2018, arrivando anche per loro ad essere percepita a 66 anni e 7 mesi di età.

Poi c’è il problema dell’aspettativa di vita che nonostante la decisione verrà posticipata al 2018, difficilmente non porterà le pensioni a 67 anni per tutti nel 2019. Evidente che nell’animo dei lavoratori di una certa età c’è la corsa a scappare via dal lavoro, per evitare di andare in pensione sempre più tardi. Problemi che hanno sortito il successo delle due misure di cui parliamo, cioè Ape sociale e quota 41.

A questo va aggiunto il fatto che le due misure si rivolgono a soggetti in difficoltà e che probabilmente hanno visto nelle due vie di fuga dal lavoro, l’unica possibilità di rendere più degna la loro esistenza. Nonostante siano misure particolari, perché per esempio, l’Ape sociale non da diritto alla tredicesima, non è reversibile e non si rivaluta rispetto al tasso di inflazione, numerosi sono coloro che hanno presentato istanza.

Pochi soldi, come risolvere?

Disoccupati, invalidi, caregivers o soggetti che svolgono attività talmente pesanti che preferiscono anticipare la quiescenza. Questi i soggetti che hanno diritto sia ad Ape sociale che quota 41. Per l’Ape si può lasciare il lavoro a 63 anni di età con 30 di contributi se invalidi al 74%, con invalidi a carico sempre al 74% o disoccupati che non provengono da perdita del lavoro per termine del contratto e che hanno percepito l’ultimo assegno di Naspi almeno 3 mesi prima di presentare domanda. I lavori gravosi invece rendono necessario raggiungere oltre alla solita età anagrafica, anche 36 anni di contributi versati, dei quali almeno 6 degli ultimi 7 versati in una delle 11 categorie di lavori gravosi previsti.

Oltre a tutti i requisiti singoli per categorie, per centrare quota 41 invece, nessun vincolo anagrafico ma la necessità di avere uno di 41 anni di contributi versati, prima dei 19 anni di età, in modo tale da essere considerati precoci. Domani 15 ottobre dovrebbe uscire la graduatoria degli aventi diritto alle pensioni, tra quanti hanno presentato istanza. Essendo domenica però, appare scontato che l’Inps renderà pubblica la classifica con qualche giorno di ritardo, come segnala il quotidiano “Il Sole24Ore” del 12 ottobre. Una classifica resasi necessaria proprio perché circa 6mila soggetti che hanno presentato istanza, per via dei fondi disponibili e previsti per soli 60mila richiedenti, si vedranno posticipare la pensione all’anno venturo.

I limiti di spesa per le due misure infatti, per il 2017 erano di 360 milioni, per salire oltre i 500 negli anni successivi. £60 milioni che appaiono pochi nonostante le indiscrezioni e le prime segnalazioni dicano che molte domande di accesso al beneficio di Ape o quota 41 vengono bocciate dall’Inps per via dei ristretti requisiti da centrare.

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