Da qualche giorno sta continuando a far discutere il fatto che molti pensionati si troveranno ad aprile assegni pensionistici più bassi per via del cambio di sistema della perequazione previsto con la legge di Bilancio. Con il rateo di pensione di aprile molte Pensioni saranno erogate in misura inferiore a quelle del primo trimestre. Il cambiamento inoltre è retroattivo, cioè ai pensionati che hanno percepito di più a gennaio, febbraio e marzo verrà chiesto di restituire dei soldi, anche se questo accadrà nei mesi successivi.

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A chiarire molti aspetti di quello che succederà a partire da aprile, l’Inps è uscita oggi con una circolare illustrativa con tanto di tabelle relative ai nuovi importi di pensione e con la fascia di garanzia applicata in determinate circostanze.

Come cambia la perequazione delle pensioni

Nel primo trimestre del 2019 alle pensioni a partire da 3 volte il trattamento minimo è stato concesso un aumento dovuto al meccanismo della perequazione maggiore di quello effettivamente spettante con le nuove norme previste dalla legge di Stabilità.

Nella circolare 44 del 22 marzo l’Inps specifica che il trattamento minimo previsto nel 2019 è pari a 513,01 euro. Le fasce relative agli importi delle tabelle che l’Inps ha fornito nella circolare sono parametrate però in base al trattamento minimo delle pensioni in vigore nel 2018, che era di 507,42 euro. Sul motivo di questo ritardo nel recepire le novità della legge di Bilancio ormai si sa tutto, perché dipende proprio dalla legge di Bilancio stessa, approvata solo il 30 dicembre 2018, troppo tardi per consentire all’Inps di provvedere ad attualizzare le novità per le pensioni in pagamento nei primi mesi del 2019.

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Il vecchio sistema era incentrato su tre fasce di rivalutazione con tre diverse aliquote. Pensioni fino a tre volte il minimo venivano indicizzate al 100% del tasso di inflazione, pensioni sopra tre volte il minimo e fino a 5 volte al 90% e per quelle più alte al 75%. L’indicizzazione inoltre seguiva un andamento scaglionato, cioè sulla parte di pensione relativa alla fascia e pertanto un assegno sopra le cinque volte il minimo, veniva rivalutato pro quota.

Adesso si passa a 7 fasce, da 3 a 9 volte il minimo. Solo la prima fascia non subisce modifiche nella variazione di normativa, mentre le altre cambiano radicalmente. Le percentuali di rivalutazione oltre al 100% garantito sugli assegni fino a tre volte il trattamento minimo sono al 97, 77, 52, 47, 45 e 40%.

Gli importi

Tabelle dettagliate dicevamo, perché l’Inps per chiarire tutti gli aspetti ha prodotto le vere cifre di rivalutazione delle pensioni.

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Per le pensioni fino a 1.522,26 euro, l’aumento sarà dell’1,1%, pari perfettamente al tasso di inflazione. L’Inps nella circolare specifica anche le fasce di garanzia, che trovano applicazione nel momento in cui il risultato della rivalutazione della pensione con l’aliquota della sua fascia di riferimento risulta inferiore a quello della fascia precedente una volta rivalutata. Per le pensioni fino a 3 volte il minimo la fascia di garanzia è pari a 1.539 euro.

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Per le pensioni sopra 3 e fino a 4 volte il minimo, cioè da 1.522,27 a 2.029,68, aliquota 1.067% di rivalutazione e fascia di garanzia ad euro 2.051,34. Per le pensioni oltre 4 e fino a 5 volte il minimo (da 2.029,69 a 2.537,10) 0,847 di aliquota e 2.558,59 euro di fascia di garanzia. Per le pensioni oltre € 2.537,10 e fino a € 3.044,52, cioè fino a 6 volte il trattamento minimo importo garantito ad € 3.061,93 ed aliquota 0.572%. Per la fascia oltre 6 e fino ad 8 volte il minimo, ossia, oltre € 3.044,52 e fino a € 4.059,36, aliquota 0.517% e garantiti 4.080,35. Per la fascia sopra 8 e fino a 9 volte il minimo, cioè per assegni da € 4.059,37 e fino a € 4.566,78 al mese, aliquota 0,495% e garantiti 4.589,39 euro. Per l’ultima fascia invece, quelle sopra 4.566,78, niente fascia di garanzia ed aliquota di perequazione pari allo 0,44%.

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