Negli ultimi giorni sta facendo notizia ciò che è emerso in materia previdenziale nell'iniziativa del 19 luglio scorso da parte della Cgil. Il sindacato ha scelto il 19 luglio per fare partire una campagna di sensibilizzazione sui temi della previdenza sociale italiana da tempo al centro del dibattito politico. L'iniziativa, intitolata "Giovani e Pensioni, rivolti al futuro", riporta in auge alcuni punti chiave dei summit governo-sindacati ai tempi del governo Gentiloni, quando dopo Ape e quota 41 per i precoci si parlava di fase 2 della riforma.

L'argomento era la pensione contributiva di garanzia per i giovani, quelli che per via del precariato, delle difficoltà a trovare lavoro, rischiano di percepire un domani, una pensione da fame. In pratica è ciò che la Cgil ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica. Dure critiche mosse dal sindacato sulla riforma Fornero e sull'operato dell'attuale esecutivo. Secondo la Cgil la legge Fornero è ancora viva e vigente e la quota 100 è servita a poco nonostante fosse stata pubblicizzata, attraverso gli slogan elettorali del governo, come la misura utile a superarla.

La Cgil, per la quale ha parlato il segretario Ghiselli avrebbe delle soluzioni previdenziali particolari, con una uscita a 66 anni, oppure con 42 anni di contributi ed una pensione minima di 1.000 euro. Critiche che si uniscono anche a quelle dell'ex Ministro Damiano, che ai tempi in cui era presidente della Commissione lavoro della Camera uscì con la famosa proposta del Ddl 857. Tutto nasce da uno studio della Cgil che ha rilanciato l'allarme per le generazioni di oggi, per i quarantenni che rischiano di andare in pensione con diversi anni di ritardo rispetto a ciò che accade oggi e soprattutto con pensioni molto più basse.

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Pensioni

Via paletti, limiti e stop a misure temporanee

La Cgil ha espresso quindi perplessità sulla quota 100 come strumento utile a superare la riforma Fornero. Oltre ad essere una misura con paletti e vincoli alquanto restrittivi, come quello dei 38 anni di contributi obbligatori da raggiungere per poter sfruttare l'anticipo a partire dai 62 anni, il carattere temporaneo è un dettaglio da non trascurare.

Infatti la misura, come ormai tutti sanno, sarà valida solo per il triennio 2019-2021, cioè è una misura sperimentale e non strutturale. Una problematica che ha visto l'adesione anche di Cesare Damiano che con una nota su "LaPresse", come riporta il sito "pensionipertutti.it", ha detto apertamente di condividere ciò che ha detto Ghiselli per la Cgil. Anche per Damiano occorrerebbe abolire i vincoli di molte delle misure previdenziali oggi vigenti, sia vecchie che nuove.

Innanzi tutto occorre varare misure strutturali, stumenti cioè senza scadenza che si devono affiancare a pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate che devono restare i pilastri del sistema. Inoltre secondo l'ex Ministro, occorre eliminare il limite delle 2,8 volte il trattamento minimo che è un fardello pesante da centrare per poter rientrare nella pensione dai 63 anni. Infatti, come prevede la legge Fornero, per poter andare in pensione a 63 anni l'importo del rateo deve essere di circa 1.430 euro al mese (il trattamento minimo oggi previsto è di 513,01 euro al mese).

Un vincolo già difficile da superare per le generazioni di oggi, figuriamoci per i giovani che sono alle prese con lavori saltuari, precariato, disoccupazione e salari bassi che si traducono in versamenti previdenziali altrettanto bassi. Sia per la Cgil che per Damiano quindi, occorrerebbe fissare una soglia minima di pensione per le generazioni future, cioè la pensione di garanzia di cui tanto si parlava. Appare impossibile che i giovani di oggi vessati dalle problematiche in materia lavoro prima citate, riescano a raggiungere gli importi monetari delle pensioni fissate dalla riforma dell'allora governo Monti.

Lo studio della Cgil

Per la Cgil occorrerebbe fissare il tetto a 1.000 euro di pensione minima al mese. Secondo Damiano l'assist oggi sarebbe fornito dalla pensione di cittadinanza, perchè incrociando le regole della misura di contrasto alla povertà per pensionati, si potrebbe trovare una soluzione per tamponare le problematiche delle generazioni future. Per i giovani, infatti, gli scenari, secondo quanto ha mostrato l'analisi della Cgil, saranno molto brutti. Le future generazioni rischiano di andare in pensione solo a partire dai 73 anni di età. Come sottolinea un eloquente articolo del sito "wallstreetitalia.com", la Cgil prevede che dal 2035 se un lavoratore vorrà accedere alla quiescenza senza attendere i 73 anni di età, dovrà avere almeno 20 anni di contributi versati ma, soprattutto, una pensione non inferiore ad una volta e mezzo l'assegno, cioè più o meno 687 euro se si prende a riferimento l'attuale soglia minima di assegno sociale. La situazione peggiora per coloro che aspirano ad una pensione con una età simile a quella della quiescenza odierna. Sempre nel 2035, per andare in pensione a 66 anni occorrerà una pensione di importo pari a circa 1.282 euro al mese. Soglie evidentemente troppo alte per chi oggi stenta a trovare un lavoro duraturo, costante e lautamente pagato. Il sistema contributivo infatti prevede che la pensione sia calcolata in base agli importi dei contributi versati. Uno stipendio mensile troppo basso o uno stipendio annuale eroso da mesi di inattività dovuti a precariato e disoccupazione sono i fattori che difficilmente permetteranno ai giovani di oggi di raggiungere quelle soglie di pensione utili ad uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. Sempre per questi fattori ipotizzare pensioni al di sotto della soglia di povertà per molti non è esercizio azzardato. Gli esempi prodotti dal sindacato sono abbastanza eloquenti. Un soggetto che ha iniziato a lavorare nel sistema contributivo, cioè dal 1996 ed all'età di 24 anni, con lavori part time da 10.000 euro annui, non potrà lasciare il lavoro prima dei 73 anni di età. Allo stesso modo, un soggetto con un reddito da lavoro annuo prossimo agli 8.000 euro che ha iniziato la carriera nel 2014, dovrà attendere sempre i 73 anni di età, ma con un assegno da 250 euro di pensione al mese.

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