Nel 2020 le Pensioni degli italiani saliranno per via dell'indicizzazione al tasso di inflazione. Dopo il decreto ministeriale, l'Inps ha prodotto la classica circolare che recepisce il provvedimento e illustra le cifre di aumento che gli italiani si troveranno a partire dal rateo di pensione di gennaio. Il tasso di perequazione è fissato allo 0,4%. Il meccanismo è a scaglioni progressivi, con l'aliquota che si riduce man mano che salgono gli importi delle pensioni. Si vede di seguito il contenuto della circolare n° 147/2019, pubblicata dall'Inps il giorno 11 dicembre e le cifre di aumento per le pensioni 2020.

Conferme per gli aumenti 2019

L'indicizzazione delle pensioni, come di consueto, si basa su un dato provvisorio che andrà confermato a fine 2020. Così funziona ogni anno e lo conferma espressamente la circolare dell'Inps. Nel documento, l'Istituto conferma che gli aumenti dell'1,1%, avuti a gennaio 2019, all'epoca erogati provvisoriamente, sono stati confermati. Ciò significa che ai pensionati, beneficiari dell'indicizzazione 2019, non verranno chiesti arretrati da restituire e non verranno erogati conguagli a favore.

Le fasce di perequazione

La legge di Bilancio sta ultimando il suo percorso parlamentare in questi giorni. Nella manovra di Bilancio, c'è un intervento che riguarda proprio la perequazione delle pensioni. Si tratta dell'estensione della rivalutazione piena alle pensioni sopra tre e fino a quattro volte il trattamento minimo Inps. In attesa che questo provvedimento diventi effettivo, per il momento le fasce di perequazione restano quelle previste dalla precedente finanziaria con Lega e M5S partiti di maggioranza.

Pertanto, la piena indicizzazione resta appannaggio di pensioni fino a tre volte il trattamento minimo. Il trattamento minimo, quindi, passa da 513,01 a 515,07. Per quanto concerne le fasce, per le pensioni fino a 3 volte il trattamento minimo, gli aumenti sono pari allo 0,4%. In pratica, una pensione lorda da 1.000 euro al mese nel 2019, salirà a 1.004 euro da gennaio. Le altre fasce sono così delineate:

  • Pensioni sopra 3 e fino a 4 volte il minimo: aumenti 0,388%;
  • Pensioni sopra 4 e fino a 5 volte il minimo: aumenti 0,308%;
  • Pensioni sopra 5 e fino a 6 volte il minimo: aumenti 0,208%;
  • Pensioni sopra 6 e fino a 8 volte il minimo: aumenti 0,188%;
  • Pensioni sopra 8 e fino a 9 volte il minimo: aumenti 0,180%;
  • Pensioni sopra 9 volte il minimo: aumenti 0,160%.

Prestazioni assistenziali

Gli aumenti riguardano tutte le prestazioni previdenziali che paga l'Inps, siano esse pensioni dirette (vecchiaia, anticipate e così via) che indirette (pensione ai superstiti).

La medesima perequazione si applica anche ai vari trattamenti assistenziali che sempre l'Inps eroga. Per esempio, la pensione sociale da gennaio sale da 377,44 euro al mese a 378,95 euro, sempre mensili. L'assegno sociale invece passa da 457,99 a 459,83 euro di rateo mensile. Allo stesso tempo però, per le nuove richieste di assegno sociale, le soglie reddituali da non oltrepassare salgono da 5.953,97 a 5.977,79 euro annui. Questo per i richiedenti single, perché per i coniugati, la nuova soglia passa da 11.907,74 a 11.955,58 euro all'anno. Anche le prestazioni per gli invalidi vengono adeguate all'inflazione.

La classica pensione per gli invalidi civili sale da 285,66 euro previsti fino a dicembre 2019 a 286,82 dal prossimo gennaio.

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