I lavoratori precoci che entro la fine del 2020 centrano i requisiti utili alla pensione con quota 41 devono segnare sul calendario la data del 1° marzo. Infatti è in tale data che è prevista la scadenza delle domande se non si vuole rischiare di rimanere tagliati fuori dalla misura. Le domande tardive potrebbero portare il pensionato a non vedersi liquidare la pensione per assenza di fondi. Ecco come fare per non rischiare nulla e andare in pensione con la quota 41 nel 2020.

Misura fino ad esaurimento risorse

La quota 41 è una misura di pensione anticipata che non prevede limiti di età. Basta completare 41 anni di contributi, dei quali almeno uno versato prima dei 19 anni di età ed almeno 35 come contributi effettivi da lavoro. L'anno di contribuzione antecedente il diciannovesimo anno di età, che è il requisito fondamentale per essere considerati lavoratori precoci e rientrare nella misura, può essere anche discontinuo. Chi si trova a completare questi requisiti entro il 31 dicembre del 2020 dovrà presentare richiesta entro il primo marzo prossimo.

In questo caso si parla di domanda tempestiva. Per chi la presenta dopo il primo marzo, ma non oltre il 30 novembre 2020, si parla di domanda tardiva. Per questi la pensione sarà luquidata solo dopo che l'Inps avrà verificato la dotazione di fondi destinati a quota 41. La domanda di cui parliamo non è la vera domanda di pensione. Si tratta della richiesta di certificazione del diritto alla pensione, cioè l'istanza con cui un lavoratore chiede all'Inps di certificare il suo diritto alla pensione.

Pensione per precoci, ma solo per alcuni

La quota 41 precoci, così come la pensione anticipata ordinaria, fino al 2026 non verrà interessata dagli scatti per le aspettative di vita. Lo ha deciso il primo governo Conte che però ha previsto per quota 41 una finestra di tre mesi. In altri termini, dalla data di maturazione dei 41 anni di contributi necessari, l'interessato dovrà attendere tre mesi per ricevere il primo mese di pensione spettante.

Non tutti i lavoratori, pur se precoci e con i 41 anni di contributi maturati, possono sfruttare questo strumento pensionistico. Infatti la misura si rivolge solo a determinate tipologie di precoci. Bisogna essere disoccupati che da 3 mesi non percepiscono più la Naspi o un altro ammortizzatore sociale. Oppure bisogna essere caregivers, cioè soggetti che da almeno 6 mesi assistono coniuge o parenti di primo grado affetti da invalidità pari o superiore al 74%.

Un'altra alternativa è l'essere invalidi con almeno il 74% di riduzione della capacità lavorativa. La quota 41 è destinata anche a soggetti che provengono da attività lavorative e professionali considerate gravose.

Ad oggi sono 15 le tipologie di lavoro gravoso previste dalla normativa. Esse sono:

  • Maestre e maestri della scuola materna;
  • Infermieri delle sale operatorie e ostetriche delle sale parto;
  • Conciatori di pelli;
  • Edili;
  • Gruisti;
  • Conducenti di camion e grandi automezzi;
  • Lavoratori in agricoltura;
  • Lavoratori dell'industria siderurgica;
  • Addetti assistenza persone non autosufficienti;
  • Facchini;
  • Pescatori;
  • Marittimi;
  • Personale addetto ai rifiuti;
  • Addetti ai servizi di pulizia;
  • Macchinisti di treni e personale ferroviario viaggiante.
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