Il lavoro domestico ormai è diventato una professione molto diffusa soprattutto in Italia. Colf e badanti, ma anche baby-sitter e collaboratori domestici in genere, sono una figura professionale presente nella vita di molte famiglie. L'alto tasso di invecchiamento della popolazione e la necessità di lavorare sia per il marito che per la moglie, costringono le famiglie a ricorrere a questa tipologia di lavoratori. In Italia sono oltre 870.000 i lavoratori domestici che hanno un regolare contratto di lavoro, ma è sui due milioni di lavoratori il numero complessivo di addetti a questa attività, dove è alto il tasso di irregolarità e lavoro sommerso.

Adesso, con l'emergenza sanitaria che la popolazione sta vivendo sulla propria pelle e con le limitazioni agli spostamenti e le chiusure di molte attività lavorative, il lavoratore domestico rischia di essere il più penalizzato dal punto di vista lavorativo. Il lavoratore domestico infatti, rischia di restare fuori dai provvedimenti di sostegno ai lavoratori vessati da questa grave crisi sanitaria che inevitabilmente ha risvolti negativi anche sull'economia.

Il lavoratore domestico non è più necessario

Bar, ristoranti, pub, sale gioco e negozi che non vendono beni di prima necessità, devono restare chiusi al pubblico. L'effetto è che molte persone che prima erano costrette a lavorare e che per accudire il proprio anziano, i propri figli o la propria casa, ricorrevano ad un badante o ad una colf, adesso potrebbero decidere di farne a meno. Ed i lavoratori di questo settore potrebbero non avere ammortizzatori sociali utili a tamponare economicamente il buco reddituale successivo ad un eventuale licenziamento o sospensione del rapporto di lavoro.

Cassa integrazione in deroga e fondo di integrazione salariale, che potrebbero essere provvedimenti atti ad aiutare il lavoratore in difficoltà per via del virus, non funzionano per il lavoro domestico. Sono già molteplici le famiglie che hanno scelto di non far rientrare al lavoro le badanti. In primo luogo perché adesso, molti componenti della famiglia non lavorando, accudiscono direttamente loro il nonno o i figli.

In secondo luogo c'è la paura di un contagio, che nel caso del lavoro della badante, riguarderebbe il vecchietto da accudire. E sono proprio gli anziani i più esposti agli effetti maggiormente letali del virus.

Senza ammortizzatori sociali cosa può venire in aiuto della badante?

Con il licenziamento le badanti come tutti i lavoratori dipendenti, hanno diritto alla Naspi. Si tratta dell'indennità Inps per chi perde involontariamente il lavoro. La Naspi però non è un ammortizzatore sociale straordinario. In pratica, la Naspi non viene automaticamente erogata a coloro che perdono il lavoro in questi giorni per via dell'emergenza sanitaria.

Non è un ammortizzatore specifico per situazioni emergenziali, ma per percepirlo occorre che vengano rispettati determinati requisiti. La badante o la colf che non hanno i requisiti per accedere alla Naspi, corrono il rischio di restare senza copertura. Le uniche vie possibili per evitare il licenziamento vanno trovate tramite intesa tra le parti, cioè tra datore di lavoro, ossia la famiglia, e lavoratore, cioè la colf o la badante.

Ferie anticipate per la badante?

Ferie e permessi sono i due istituti a cui le famiglie possono ricorrere per ovviare a questa evidente problematica che impatterà sui loro collaboratori domestici.

Le ferie per esempio, potrebbero essere concesse al lavoratore in anticipo, anche nel caso in cui come anzianità di servizio, non siano ancora mature. Con le ferie, che naturalmente vanno retribuite, il rapporto di lavoro non cessa. Una soluzione tampone che riuscirebbe a centrare il duplice risultato di non costringere la famiglia a licenziare il collaboratore e di garantire lo stipendio al lavoratore. Naturalmente le ferie prese in anticipo verrebbero di fatto azzerate, non permettendo al lavoratore di sfruttarle nei mesi canonici. Infatti il CCNL di categoria prevede per il lavoratore domestico, a prescindere dalle mansioni, 26 giorni di ferie annui, per un anno intero di lavoro.

Per periodi lavorativi inferiori, le ferie vengono armonizzate ai mesi di effettiva attività. Come dicevamo, nulla vieta alle parti di sottoscrivere un accordo di questo tipo, in attesa che massi l'emergenza.

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