La Sardegna ha registrato un aumento significativo degli occupati tra il 2023 e il 2025, con 21 mila nuove unità che hanno portato il totale da circa 577 mila a 598 mila persone. Nonostante questa crescita, il valore del lavoro rimane una preoccupazione centrale: le retribuzioni reali nell'isola sono diminuite del 15,2% tra il 2008 e il 2023. Questi dati emergono da un recente rapporto che analizza salari, occupazione, produttività, contrattazione e sviluppo nella regione.
La contrazione dei salari in Sardegna supera nettamente la media nazionale, che si attesta su un calo del 6,2%.
Un altro aspetto critico è il saldo migratorio negativo, con circa 6.900 giovani laureati italiani (25-34 anni) che hanno lasciato l'isola tra il 2019 e il 2025. Un rappresentante sindacale ha sottolineato l'importanza di interrogarsi sulla qualità del lavoro creato: «In Sardegna oggi lavorano più persone. Sarebbe sbagliato non vederlo. Ma proprio perché abbiamo recuperato occupazione possiamo porci una domanda più ambiziosa: quanto vale il lavoro che stiamo creando? Quanto dura, quanto viene pagato, quali competenze utilizza e quali prospettive offre alle persone?».
Dinamiche occupazionali e contrattuali
Nel 2025, il tasso di occupazione per la fascia 15-64 anni ha raggiunto il 58,2%, in aumento rispetto al 57,7% dell'anno precedente.
Sebbene l'isola si collochi al di sopra della media del Mezzogiorno, rimane ancora distante da quella nazionale. Questa crescita complessiva nasconde dinamiche differenti: nel 2025, i contratti a tempo indeterminato hanno giocato un ruolo cruciale nella creazione di nuove posizioni, mentre nei primi mesi del 2026 l'incremento occupazionale è stato sostenuto principalmente dai contratti a termine. Un'altra criticità evidenziata è la continuità lavorativa: nel 2023, le giornate retribuite dei dipendenti sardi rappresentavano in media il 72,9% delle giornate teoricamente lavorabili, a fronte del 78,9% nazionale.
Parallelamente, nel 2025 il tasso di disoccupazione è salito al 9,3%. I contratti a tempo indeterminato hanno visto un incremento di circa 5.300 unità, mentre quelli a termine hanno registrato una diminuzione.
La partecipazione complessiva al mercato del lavoro ha raggiunto il 64,4%.
Retribuzioni, produttività e prospettive
Le retribuzioni reali in Sardegna hanno subito una flessione del 15,2% tra il 2008 e il 2023, un dato che supera sia la diminuzione registrata nel Mezzogiorno (-12,5%) sia quella nazionale (-6,2%). Nel settore privato non agricolo, le retribuzioni nominali sono aumentate del 2,8% nel 2025, in linea con la media italiana. Tuttavia, il reddito pro capite nel 2024 si attestava a circa 19.900 euro, risultando inferiore di circa il 15% rispetto alla media nazionale.
Per affrontare queste sfide, la CISL Sardegna ha avanzato la proposta di un Patto regionale per incrementare produttività, salari e la qualità complessiva del lavoro.
Il quadro del mercato del lavoro regionale, pur mostrando una crescita degli occupati, continua a essere segnato da criticità relative al livello delle retribuzioni e alla stabilità delle posizioni lavorative, oltre alla necessità di valorizzare appieno le competenze e le prospettive professionali.