L'Associazione Indotto AdI e General Industries (Aigi) ha formalmente avviato la procedura di licenziamento collettivo, trasmettendo ai sindacati le relative lettere. Questa drastica decisione coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità, tutti impiegati nell'indotto dell'ex Ilva. La notizia è stata diffusa a Roma il 4 settembre 2026, evidenziando la gravità della situazione che attanaglia il comparto.
Il presidente dell'Aigi, Nicola Convertino, ha apposto la sua firma su una missiva indirizzata specificamente ai sindacati metalmeccanici, nella quale viene esplicitata la determinazione delle aziende coinvolte.
Convertino ha definito la scelta come "un atto estremo e doloroso", sottolineando il peso di una decisione che si è resa necessaria in un contesto di profonda incertezza e difficoltà.
La procedura di licenziamento e le sue motivazioni
La procedura comunicata dall'Aigi impatterà direttamente oltre 2.500 lavoratori. Nella missiva inviata alle organizzazioni sindacali, Convertino ha ribadito che questa scelta rappresenta un "atto dovuto e inevitabile". La motivazione principale addotta è strettamente correlata alla scadenza imminente fissata per la chiusura dell'area a caldo, prevista già nel mese di ottobre. Questa tempistica ravvicinata, unita a una percepita assenza di una programmazione adeguata, ha spinto le aziende a prendere un provvedimento così severo.
Il presidente dell'Aigi ha infatti evidenziato come l'assenza di una ragionevole programmazione abbia impedito di mettere in sicurezza le aziende dell'indotto, rendendo di fatto inevitabile l'attuale scenario. La comunicazione dell'associazione rimarca con forza come la chiusura dell'area a caldo, programmata per ottobre, e la mancanza di prospettive chiare abbiano creato un quadro insostenibile. La decisione di attivare la procedura di licenziamento collettivo è stata quindi presentata come un'azione volta alla tutela delle imprese dell'indotto, che avrebbero necessitato di un piano di salvaguardia ben definito prima della scadenza prefissata.
L'impatto sull'indotto: numeri e prospettive
Ulteriori dettagli sulla vicenda rivelano che sono state recapitate 28 lettere da altrettante aziende facenti parte dell'indotto dell'ex Ilva, tutte contenenti la comunicazione di 2.500 licenziamenti.
Questa cifra conferma e precisa il quadro già delineato dall'Aigi, che aveva indicato un numero di unità superiore alle 2.500. Le lettere, anch'esse legate alla missiva inviata ai sindacati metalmeccanici e firmata da Nicola Convertino, presidente dell'Aigi, attestano la portata dell'intervento.
Nella lettera citata, Nicola Convertino ha collegato il provvedimento non solo alla scadenza fissata per l'area a caldo, ma anche all'assenza di possibilità di riavvio per l'impianto, come esplicitamente indicato nel testo della comunicazione. Il riferimento contenuto nella missiva riguarda una fabbrica descritta come una delle più grandi acciaierie, la cui situazione è al centro delle decisioni e delle preoccupazioni espresse.