A Osoppo, il 12 settembre 2026, Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, ha avanzato la proposta di istituire un libro bianco sul lavoro. Questo strumento è concepito come un percorso condiviso tra istituzioni, parte datoriale e parti sociali, finalizzato a delineare nuove prospettive per il Paese. L’intervento di Fedriga ha concluso il convegno intitolato “Prima le fabbriche. La forza di ricostruire, il coraggio di guardare al futuro”, un evento organizzato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e da Confindustria Udine.

L’appuntamento si è tenuto presso lo stabilimento Fantoni, inserendosi nel più ampio calendario di iniziative dedicate ai 50 anni dal terremoto che ha colpito il Friuli.

Fedriga ha sottolineato come il libro bianco debba rappresentare un terreno di confronto aperto, libero da barricate difensive e da blocchi politici, anche quelli legati alla propria area di appartenenza. La visione espressa dal presidente regionale è quella di un “Un libro bianco del lavoro”, dove ciascun attore – istituzioni, aziende e parti sociali – sia chiamato a portare il proprio contributo. Questa iniziativa è stata presentata come essenziale per offrire una chiara prospettiva all’Italia, attraverso un’intesa solida e costruttiva sul tema del lavoro.

Il nodo cruciale del potere d’acquisto

Tra gli obiettivi primari dello strumento proposto, Fedriga ha evidenziato la necessità di tutelare i consumi interni, salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie e garantire concrete prospettive per i giovani. Il presidente regionale ha inoltre richiamato l’attenzione sul grave problema del potere d’acquisto in Italia, un tema già affrontato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti poco prima del suo intervento. La questione è stata definita come un “gravissimo problema del potere d'acquisto dei cittadini”, sottolineando l’urgenza di affrontarla con determinazione.

Il dibattito sviluppato a Osoppo ha toccato anche la politica europea in materia di transizione ecologica.

Fedriga ha auspicato un cambiamento nell’approccio attuale, criticando quella che ha definito un’eccessiva ideologizzazione della transizione. Secondo il suo punto di vista, questo orientamento rischia di favorire eccessivamente Paesi terzi, trasformandosi in una potenziale recessione per le imprese locali e compromettendo la competitività del sistema produttivo nazionale ed europeo.

Sovranità tecnologica, energia e infrastrutture strategiche

Sul fronte industriale, Fedriga ha posto l’accento sull’urgenza di assicurare la sovranità tecnologica ed energetica dell’Occidente in settori ritenuti di importanza strategica. Tra questi, ha menzionato specificamente microchip, batterie e terre rare. Il presidente regionale ha collegato questa esigenza alla necessità di non subordinare la tenuta produttiva e democratica a sc1