I lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Genova Cornigliano hanno manifestato nella mattinata del 19 ottobre 2026. Dopo un'assemblea ai cancelli della fabbrica, un corteo si è diretto verso l’aeroporto di Genova. La mobilitazione è scaturita dalla richiesta aziendale di una nuova cassa integrazione straordinaria e si concentra sulla continuità produttiva del sito. Uno striscione in apertura recitava: “Non vi faremo chiudere Ilva Genova”, esprimendo la ferma opposizione a interruzioni delle attività.
Durante l'assemblea, sono intervenuti Armando Palombo (Fiom), Nicola Appice (Fim Cisl) e Fabio Ceraudo (Usb).
Palombo ha contestato lo "strappo" dei commissari, richiamando intese a Roma e una lettera al prefetto che garantivano la continuità produttiva, poi smentite dalla richiesta di cassa integrazione. Appice ha collegato la vertenza genovese alla fornitura temporanea di coils e al rischio di blocco di interi reparti, inclusi quelli impiegatizi. Ceraudo ha ribadito la necessità di difendere il presidio industriale di Genova.
La richiesta di cassa integrazione straordinaria
Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha comunicato ai ministeri e ai sindacati la richiesta di estendere la cassa integrazione straordinaria. A livello nazionale, il numero di lavoratori coinvolti passerebbe dagli attuali 4.450 a 8.622.
Per lo stabilimento di Genova Cornigliano, la misura potrebbe riguardare fino a 870 lavoratori su 917 fino alla fine di febbraio 2027. Questa prospettiva ha suscitato la dura reazione di Fiom e Fim, che hanno parlato di uno “schiaffo alla città”.
Questa comunicazione è giunta dopo un'intesa siglata a Roma che prevedeva il mantenimento in funzione dello stabilimento di Cornigliano tramite l'acquisto di coils sul mercato internazionale. I sindacati avevano già annunciato assemblee per valutare le iniziative. La protesta del 19 ottobre, con il corteo verso l'aeroporto dopo la riunione nello stabilimento, si inserisce in questo contesto di crescente tensione.
Il nodo cruciale degli approvvigionamenti
La continuità operativa del sito genovese dipende dall'arrivo costante dei coils, i rotoli d'acciaio essenziali per le lavorazioni. Lo stabilimento ligure è storicamente legato ai materiali provenienti da Taranto. La crisi produttiva ha reso questa dipendenza una vulnerabilità. La garanzia di approvvigionamenti adeguati è fondamentale per il futuro di Cornigliano, e il rischio di blocchi produttivi per carenza di coils è una delle principali preoccupazioni espresse dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali, al fine di salvaguardare l'attività industriale.