La Fiom-Cgil sta elaborando nuove piattaforme rivendicative per i lavoratori di Stellantis, Iveco, Cnh e Ferrari. L'iniziativa si inserisce in un momento critico per l'automotive italiano, segnato da carenza di volumi produttivi e incertezze legate alla transizione tecnologica. Tra le richieste principali figurano l'adeguamento dei salari al costo della vita e un'una tantum di 1.000 euro, per compensare le perdite degli ultimi due anni.

Le piattaforme affrontano anche le condizioni normative e l'organizzazione del lavoro. La Fiom-Cgil chiede il superamento dell'attuale sistema contrattuale Ccsl, proponendo un nuovo modello di contrattazione per le sfide del comparto.

L'annuncio è stato dato da Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil, e Ciro D'Alessio, coordinatore nazionale automotive.

Salario e tutele contrattuali: le proposte

Il fulcro economico della piattaforma è il recupero salariale. La richiesta di un'una tantum di 1.000 euro si unisce all'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita. La Fiom-Cgil collegaquesta impostazione alle perdite subite dai lavoratori negli ultimi due anni e alla situazione produttiva dell'automotive italiano.

Oltre al salario, la Fiom-Cgil include nella piattaforma il tema delle tutele normative. Il superamento del Ccsl è proposto come parte della revisione del sistema di contrattazione. La piattaforma, che interessa i lavoratori di Stellantis, Iveco, Cnh e Ferrari, comprende anche l'organizzazione del lavoro negli stabilimenti.

Consultazione e voto negli stabilimenti

Le piattaforme saranno presentate e discusse nelle assemblee degli stabilimenti. Dopo il confronto con i lavoratori, il testo sarà sottoposto a voto. Il percorso delineato dalla Fiom-Cgil prevede una fase assembleare e una consultazione dei dipendenti sulle proposte.

Il contesto del settore auto era già stato al centro di un confronto il 14 luglio 2026, quando Fim, Fiom e Uilm avevano giudicato insufficienti le risorse pubbliche per l'automotive. La valutazione era legata alla crisi del comparto e alla transizione industriale. In quel quadro, era stato menzionato un fondo di 1,34 miliardi di euro, ritenuto inadeguato.