Il 14 ottobre 2026, lavoratori ex Ilva hanno occupato la Prefettura di Genova, accedendo da largo Eros Lanfranco, dove era in corso da tre giorni un presidio di protesta. Gli operai, in sciopero, esigono garanzie sulla continuità produttiva dello stabilimento di Genova Cornigliano, estendendo la mobilitazione all'interno del palazzo. Decine di lavoratori, nell'atrio e al secondo piano, hanno battuto i caschi scandendo "l'Ilva di Genova non si chiude". Il presidio proseguirà anche nottetempo. La protesta mira a salvaguardare il futuro del sito genovese e degli altri stabilimenti coinvolti nella vertenza, mantenendo attive le lavorazioni e tutelando l'occupazione.
Richieste e confronto
Durante la giornata, i lavoratori hanno marciato in corteo per il centro, raggiungendo piazza De Ferrari. Qui, la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha incontrato i delegati sindacali. La mobilitazione, che ha incluso mezzi da lavoro, ha ribadito le richieste di garanzie per Cornigliano. Si sollecita l'arrivo di coils e atti concreti per la prosecuzione delle attività.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato alla Camera che la separazione dell'area nord dal complesso di Taranto era già prevista. Alcuni gruppi hanno mostrato interesse per l'intero complesso o singoli stabilimenti, ma mancano proposte vincolanti specifiche per l'area nord separata da Taranto.
Scadenze e posizioni
Urso ha fissato il 9 novembre 2026 come termine per le proposte vincolanti. La separazione dell'area nord resta teoricamente possibile nella fase negoziale finale. La questione interessa direttamente gli stabilimenti del Nord, tra cui Genova Cornigliano, fulcro della protesta.
La Fiom, tramite il segretario generale Michele De Palma, ha avanzato le proprie istanze.