Salvatore Acampora, agricoltore di 47 anni e rappresentante della quarta generazione di una famiglia dedita alla terra, lancia un messaggio di speranza e sfida ai giovani del Mezzogiorno. Dalle pendici del Vesuvio, a Ercolano, dove coltiva ortaggi e i rinomati pomodorini rossi, Acampora invita i giovani a non abbandonare il Sud: “Restate al Sud, qui c'è il nostro futuro”. La sua è una testimonianza di chi, nonostante le difficoltà di un settore agricolo gravato dal caro gasolio, dalla burocrazia e da una crisi persistente, crede fermamente nella possibilità di costruire un futuro lavorativo proprio nei campi della propria terra.
La storia di Acampora affonda le radici in una tradizione agricola che si tramanda da quattro generazioni. Nell'azienda di famiglia, la moglie Imma lo affianca con dedizione, occupandosi dell'intreccio dei pomodorini per il caratteristico piennolo. L'agricoltore sottolinea come il lavoro della terra richieda sacrifici significativi: orari mattutini, rinunce al tempo libero e alle vacanze estive. Nonostante ciò, Acampora considera il suo un mestiere prezioso, da trasmettere con orgoglio ai propri figli. Un aspetto critico evidenziato è la crescente difficoltà nel reperire manodopera giovanile, un fattore che contribuisce all'abbandono delle campagne nell'area vesuviana.
Il valore del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP
Al centro del racconto di Acampora vi è il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, simbolo che unisce il lavoro agricolo, l'identità del territorio e la ricchezza della tradizione locale. L'agricoltore enfatizza l'importanza del microclima unico dell'area vesuviana, dove la brezza marina e l'escursione termica tra giorno e notte creano condizioni ideali per questa coltivazione d'eccellenza. Nel capannone aziendale, i pomodori intrecciati a formare i caratteristici "pendoli" appesi, testimoniano una lavorazione che, pur evolvendosi, mantiene una forte componente manuale e artigianale.
La coltivazione del pomodorino del piennolo conserva ancora oggi importanti fasi manuali, come il trapianto e la raccolta.
Tuttavia, Acampora descrive un'agricoltura profondamente trasformata rispetto a quella praticata da suo nonno e suo padre. L'evoluzione è evidente: dalla zappa si è passati al motocoltivatore, poi al trattore a quattro ruote e, più recentemente, all'integrazione di strumenti digitali. Nella sua visione, l'utilizzo di computer e droni non mira a sostituire l'uomo, ma a snellire e alleggerire alcune attività, rendendo il lavoro più efficiente e, soprattutto, più attrattivo per i giovani formati e capaci di padroneggiare le nuove tecnologie nei campi.
Formazione, innovazione e opportunità per il Sud
Ai giovani che vedono nell'abbandono del Sud l'unica strada per un lavoro stabile, Acampora indica la formazione come un passaggio fondamentale per abbracciare l'innovazione.
L'agricoltura moderna, infatti, richiede competenze aggiornate e una mentalità aperta alle nuove tecnologie. Questo approccio, unito alla valorizzazione delle tradizioni locali e allo sviluppo del turismo enogastronomico, può trasformare il settore primario in un motore di crescita e un'opportunità concreta per costruire il proprio futuro nella propria terra, contrastando così lo spopolamento delle aree rurali e offrendo prospettive di sviluppo sostenibile per il Mezzogiorno.