A Genova, il 14 ottobre 2026, i lavoratori dell’ex Ilva hanno portato avanti il loro terzo giorno consecutivo di sciopero. Dopo un’intensa assemblea, le tute blu hanno ribadito la loro determinazione, confermando una nuova giornata di mobilitazione per esigere la ripartenza della produzione e ottenere impegni formali e concreti da parte delle istituzioni. La protesta ha preso il via con un significativo presidio davanti alla Prefettura di Genova, dove è intervenuto Armando Palombo della Fiom Cgil, per poi proseguire in un corteo compatto che ha attraversato le principali vie del centro cittadino, dirigendosi fino alla strategica zona della stazione ferroviaria di Genova Brignole.

Questa prolungata mobilitazione si concentra in particolare sullo stabilimento di Genova Cornigliano, evidenziando il nodo cruciale della continuità produttiva. Palombo ha riferito di diverse interlocuzioni in corso con prefetture, commissari, ministeri e il governo centrale, sottolineando altresì la vicinanza e il supporto espressi dal Comune di Genova, dalla Regione Liguria, dai parlamentari liguri e dalla Curia. Nonostante questo dialogo, la richiesta irrinunciabile dei lavoratori rimane quella di ottenere risposte scritte e rapide. “Ci danno tutti ragione, ma non basta: bisogna che si sbrighino a mettere nero su bianco quanto richiesto”, ha dichiarato il sindacalista, evidenziando l’urgenza di formalizzare gli accordi.

Il nodo cruciale dell’approvvigionamento per Cornigliano

Il punto centrale e più critico della vertenza genovese riguarda inequivocabilmente l’approvvigionamento dei materiali indispensabili per lo stabilimento di Genova Cornigliano. La richiesta specifica dei lavoratori verte sull’arrivo immediato di rotoli e prodotti da lavorare, oppure, in alternativa, di bramme provenienti da Taranto. All’interno della mobilitazione, viene costantemente richiamato anche il fondamentale tema dei coils, ovvero i rotoli di acciaio semilavorato, la cui disponibilità è assolutamente necessaria per garantire la continuità operativa e produttiva. Per i lavoratori, infatti, la presenza costante di questa materia prima rappresenta la condizione sine qua non per scongiurare il temuto fermo dell’impianto genovese, che avrebbe gravi ripercussioni sull’occupazione e sull’economia locale.

Palombo ha collegato questa pressante richiesta alla situazione generale degli impianti del Nord e, specificamente, di Genova, dove non risulta essere in vigore alcun provvedimento giudiziario che ne impedisca l’operatività. Il rappresentante sindacale ha ribadito con forza che le soluzioni discusse a vari livelli devono imperativamente tradursi in atti formali e vincolanti. Ha sintetizzato la posizione unanime dei lavoratori con una seconda dichiarazione incisiva: “La soluzione c’è, ma adesso deve diventare un foglio ufficiale”. La protesta, pertanto, mira a ottenere un impegno scritto e inequivocabile sull’arrivo tempestivo dei materiali e sulla conseguente ripresa piena dell’attività produttiva nello stabilimento di Cornigliano.

Il percorso del corteo e il messaggio della protesta

Il corteo, caratterizzato dalla partecipazione attiva dei lavoratori a bordo dei loro mezzi, ha attraversato il cuore del centro cittadino di Genova. La mobilitazione, iniziata dopo il ritrovo davanti alla Prefettura, ha percorso le vie principali della città, con l'obiettivo di amplificare la voce della protesta e rendere visibili le richieste urgenti. Il percorso si è snodato attraverso aree nevralgiche, culminando nella zona della stazione ferroviaria di Genova Brignole, un punto di grande visibilità. Attraverso questa manifestazione itinerante, i lavoratori hanno inteso rilanciare con forza la loro richiesta di materiali e di un impegno concreto per la ripartenza dello stabilimento, sottolineando che la loro pazienza è giunta al limite e che attendono risposte chiare e definitive per il futuro della produzione a Cornigliano.