È giusta la famosissima frase anglosassone resa celebra dal gruppo inglese Queen, show must go on? È giusto calpestare i lutti con fischi o ignorando la loro effettiva manifestazione? Ognuno avrà una lettura diversa eppure nella giornata di campionato appena svoltasi, terzultima di un avvelenato girone di ritorno, tutto ciò è successo.

Fischi nel minuto di silenzio allo statista democristiano a Roma e a Milano hanno assunto i contorni dell'indecenza, non tanto per la condivisione dell'evento, che può essere positiva o negativa, ma tanto perché assumono nella loro manifestazione sentimenti di sdegno e di disprezzo.

Un morto è un morto e non deve, non può essere fischiato. 

A Genova trascorsi meno di ventiquattro ore dalla tristissima tragedia del porto, con la morte di 7 militari della Capitaneria di Porto, si è giocata una delle più tristi partite del campionato, con i tifosi immobili come sagome a fissare il vuoto ripensando alla tragedia del porto, simbolo indelebile di una delle più antiche Repubbliche Marinare.

È giusto giocare sempre e comunque? È giusto assoggettarci alla massima show must go on? Quella partita non doveva essere in nessun modo giocata, perché una partita di calcio è, in ogni caso, una festa.

A Milano, invece, si fa un minuto di silenzio per la morte di Giulio Andreotti (anche qui ferocemente fischiato) e ci si dimentica che due giorni prima se ne è andato Ferruccio Mazzola, figlio del grande Valentino e fratello del più celebre Sandro: Mazzola avendo giocato sia nella Lazio che nell'Inter, non meritava per caso un trattamento migliore?

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Serie A

Anche questo è agghiacciante.

A Bergamo si consuma l'ultimo atto della tragedia della giornata di campionato, con incidenti tra tifoserie della Juventus neo scudettata e l'Atalanta, sedata dai protagonisti delle due compagini. È giusto subire ancora le decisioni arbitrarie, è possibile dire basta in un campionato che ha perso tra stravaganze la sua etica. Come nella politica anche nel calcio il cittadino-tifoso deve dire no e tornare a respirare una festa genuina che adesso è difficile ritrovare.

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