Monsignor Nunzio Scarano, fino a venerdì scorso responsabile dell'Amministrazione del Patrimonio delle Sede Apostolica, durante l'interrogatorio di garanzia svoltosi ieri ha chiesto gli arresti domiciliari. L'alto prelato, continua a respingere le accuse di corruzione e calunnia che gli sono state rivolte ma al tempo stesso ammette l'esistenza di un progetto per far rientrare in Italia 20 milioni di euro, denaro che si trovava in Svizzera nelle mani degli armatori Paolo e Cesare D'Amico.

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, Scarano avrebbe invocato la sua buona fede, sostenendo che si è trattato solo di una cortesia nei confronti di un antico legame di amicizia con Giuseppe D'Amico, capstipite della famiglia di armatori.

Nessun interesse personale, dunque, per mons. Scarano che chiede gli arresti domiciliari: "Voglio i domiciliari per dire messa".

Secondo la procura i soldi rientrati in Italia potrebbero avere ben altri retroscena, potrebbero essere il frutto di un'evasione fiscale. Da parte sua Scarano descrive un'operazione di 20 milioni di euro che, grazie alla copertura offerta dallo 007 Giovanni Maria Zito, sarebbero dovuti rientrare in Italia eludendo i controlli. A far degenerare la situazione, secondo il racconto dell'alto prelato, sarebbe stato il sabotaggio di Carenzio, un fiduciario incaricato all'operazione e le continue richieste di rimborso spese da parte di Zito.

I difensori di mons. Scarano chiedono che il mons.

possa beneficiare degli arresti domiciliari e possa continuare a dire messa: "sta male, è molto provato e dorme male", dicono i difensori Grimaldi, Sica e Paternostro: "E' una persona che non si aspettava un esito di questo genere. Si è difeso validamente. Abbiamo chiesto quantomeno gli arresti domiciliari in una parrocchia, luogo dove può celebrare messa, la cosa che gli manca di più, ed impartire i sacramenti".

Mentre si attende la decisione del gip Barbara Callari sull'assegnazione dei domiciliari a Scarano, solo il broker Zito è già stato interrogato avvalendosi della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni dovrebbero concludersi gli interrogatori.