L'amnistia in Italia non è un fatto che riguarda l'etica o una concezione della giustizia, non è nemmeno un atto umanitario, l'amnistia in Italia è una necessità. Resettare la macchina della giustizia e riformare quest'ultima è un atto non più rinviabile. L'indulto è un pannicello caldo che produce effetti transitori e non risolve il problema. L'indulto si sa, non annulla il reato, l'amnistia sì.

Al di la delle statistiche con le quali i favorevoli e i contrari all'amnistia si confrontano, la fattibilità di tale provvedimento risponde a logiche esclusivamente politiche, e questo che i radicali non sanno o fingono di non sapere.

Pannella e soci si vantano di essere pragmatici e di anteporre la politica al concetto astratto di valore, eppure in questo caso non si rendono conto che è proprio la politica, cioè quanto di più mondano e di concreto possa esserci, che condanna l'amnistia, poiché la stessa politica nega i presupposti per la sua attuazione, e l'appellarsi al formalismo giuridico, all'Europa o al buon senso non ha alcuna utilità.

Come si può pensare che anche chi è d'accordo con tale provvedimento possa agire di conseguenza, se questo può significare perdere enormi quote di consenso politico-elettorale?

Come si può credere che il Pd possa cadere nella trappola di chi vorrebbe indurli a metterci la faccia per poi magari rimangiarsi tutto e addossargli la colpa di un provvedimento che "rimette i criminali per strada"?

Non è quello che tenta di fare il partito di Berlusconi, che da un a parte preme per l'amnistia e dall'altra con la Lega si crea una cortina fumogena che gli fa gioco con l'elettorato forcaiolo?

Difficile pretendere da ciascun partito una scelta suicida se davvero la bussola è il realismo politico.

L'unica maniera di far approvare un provvedimento di amnistia o anche solo di indulto è quella di creare le condizioni di stabilità politica che riescano a blindare tale provvedimento e di sganciarlo dai giochi politici-elettorali. Ecco perché la riforma elettorale e il conseguente governo che ne verrà è importante.

A meno di non affidarsi al potere assoluto di Re Giorgio.

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