La Google Car di Street View è un mezzo che da qualche anno percorre le vie del pianeta Terra fotografando, ad altezza uomo, anche le città in cui viviamo e noi stessi che le popoliamo. In cambio, se abbiamo bisogno di controllare visivamente un luogo, usando la funzione Street View in Google Maps o Google Earth, possiamo farlo, scendendo virtualmente esattamente in mezzo alla strada dove siamo diretti, tra i palazzi reali e gli incroci che dovremo percorrere.

Bene, stamani, girando sul Web sono incappata nel post di un signore molto indignato che, avendo incontrato un'auto di Google per le vie di Roma, si è poi lanciato in una dissertazione contro Google (da lui definito: "il potente motore di ricerca online") e il suo peccato. E quale sarebbe il "peccato" commesso dalla celebre azienda americana?

L'accusa

Si comincia dall'accusa di "rubare le immagini della nostra vita" e si prosegue con un lungo elenco di "misfatti" che vanno dall'appropriazione indebita di dati al suo sfruttamento per fini commerciali. A corredo, l'autore del post, non manca di lanciare altri pesanti addebiti, quale ad esempio quello di favorire una schedatura delle persone o, addirittura, di agevolare lo spionaggio o le discriminazioni e gli eccidi di un futuro dittatore.

No, non sto scherzando né esagerando, purtroppo la fantasia di alcuni individui va ben al di là della più spinta fantascienza.

La difesa

A parte il fatto che Google, quando ci fornisce un servizio, sia quello di posta elettronica sia quello di navigazione tramite il suo Browser Chrome ci propone un contratto che noi possiamo accettare ma anche non accettare, e quindi nulla di quanto poi accade è fatto a nostra insaputa. C'è da precisare che quelli che noi di volta in volta stabiliamo con Google sono "semplici rapporti commerciali". Google non ci regala niente, è ovvio, ma come non ci regalano nulla Facebook o Yahoo! o Youtube.

Google, come tutti coloro che offrono servizi analoghi, dà ad esempio in uso una casella di posta elettronica con uno spazio molto generoso e in cambio utilizza i nostri dati. Non vogliamo che i nostri dati siano utilizzati dall'azienda americana? Non dobbiamo far altro che acquistare presso un qualsiasi provider privato una casella e pagare per questo servizio, illudendoci che nessuno accederà mai ai nostri dati personali, tranne qualche autorità governativa autorizzata a questo e ad altro, naturalmente.

Quando navighiamo con il Browser Chrome, ci viene gentilmente chiesta l'autorizzazione a utilizzare i cookies (i cosiddetti "biscottini" che tracciano la nostra navigazione), ma se noi rifiutiamo il servizio non viene interrotto. E così via…


Libertà va cercando ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta, faceva dire Dante, nel Purgatorio, da Virgilio a Catone, e così viene da suggerire al recensore del Post contro l'auto di Google Street View. La libertà non è un bene gratuito, ha un prezzo, e se proprio vogliamo essere coerenti dobbiamo realisticamente giungere alla coscienza che "tutto (o quasi) nella vita ha un prezzo".

L'arringa contra-Google che ho letto, invece, ha più il sapore di certe prediche che nell'antichità avversavano gli scienziati che, contro le verità espresse dalla Bibbia, sostennero che la Terra non era piatta né tantomeno le girava intorno il Sole. In quel Post io ho sentito l'odore di bruciato dei falò sui quali ardevano le donne accusate dalla Santa Inquisizione di connivenza con il Diavolo e ne ho avuto davvero timore. L'oscurantismo che sfrutta l'ignoranza, che mistifica la realtà e l'ammanta di misteriosi fini. Quando in realtà si tratta di semplici pratiche commerciali che ognuno di noi è libero di accettare o rifiutare.

Se non si vuole il progresso di Google e similari, però, bisogna allora ricordare che o un servizio si paga o se ne fa a meno, si resta senza posta elettronica, senza Browser e senza… progresso; si dev'essere disposti a rinunciare a tutto il progresso e in ultimo anche all'invenzione della ruota, perché anche quella poi la si è "pagata" con inquinamento e incidenti.
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