Oramai nessun pedagogista o educatore mette in dubbio la tesi didattica asserente che "Il gioco è il lavoro dei bambini", attraverso cui imparano, maturano, socializzano e producono.

Ma sono solo loro che hanno bisogno di giocare? Assolutamente no. Anche gli adulti ne hanno bisogno, seppur forse in maniera diversa.

Purtroppo, per una sorta di complesso o di falso orgoglio, l'adulto della società cosidetta "civilizzata" non ammette spesso la sua necessità dì giocare.

Il gioco lo giudica come esclusiva peculiarità dei bambini e si atteggia a grande. Eppure esprime questo suo bisogno durante le feste, in occasioni particolari, quando cerca di divertirsi nei più svariati modi per rilassarsi dalle fatiche quotidiane non ludiche, attraverso le carte o gli hobby con i quali fa delle ricerche e apprende con piacere e per i quali lavora senza pensare né a soldi né a tempi di attuazione (direi, con spirito di volontariato).





Anche per i nostri ragazzi il gioco rappresenta uno strumento molto importante che non può e non deve assolutamente essere sottovalutato per una sbagliata concezione adultista del nostro impegno con loro.

Smettiamola di volerli fare diventare subito grandi. Il gioco aiuta a farli crescere. Loro più di noi hanno bisogno di giocare.Loro molto più di noi possono meglio apprendere giocando.



A volte, noi freniamo questa esigenza naturale con l'espressione: "Ormai sei grande!", e in questo modo offriamo strumenti più noiosi e meno motivati per arrivare alle stesse finalità, a cui si potrebbe giungere attraverso un gioco piacevole, oppure organizziamo per loro corsi musicali, di danza, ecc.

senza un giorno di riposo.



Mi ricordo di una ragazza dì 11 anni che non giocava più con le bambole, perché a casa ormai la criticavano con la scusa di essere già cresciuta.Non solo non giocava a casa, ma neppure davanti ad altri e in altre case. Ormai "era grande" e non poteva più!



Ebbene, in un ambiente completamente diverso in cui i bambolotti venivano valorizzati e con la scusa di far giocare bambini più piccoli, quella ragazza ha ricominciato a divertirsi con le bambole (almeno lì) e si poteva osservare la sua espressione felice e più serena.

Quando noi freniamo esigenze interiori, tali bisogni possono sfociare in altri bisogni di reazione (il gioco della guerra vera; del conflitto senza motivazione; giochi d'azzardo) che rischiano di danneggiare un corretto e normale sviluppo dell'individuo.

Rivalutiamo allora questa pratica connaturata in noi e non vergogniamoci di giocare.

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