C'era una volta una favola. Si chiamava Polo del Salotto. La vicenda aveva il suo massimo fulgore in un ristretto triango­lo, al confine tra Basilicata e Puglia. Tra Matera, Santeramo in Colle e Altamura, per la precisione. Tante speranze di occupazione. Tante certezze di un futuro tranquillo. Tanti impegni economici di cui in molti si sono fatti carico sulla garanzia di uno sviluppo più volte annunciato e persino glorificato.

Appariva tutto come una sicu­ra opportunità lavorativa. Le aziende capaci di arrivare a snobbare anche utili maestranze.

Di assumere comportamenti piuttosto distaccati, se non persecutori, nei confronti di qualche qualificata professio­nalità. Bastava ricorrere ad una ben celata formazione professionale, del tutto tempo­ranea. Incassare un bel po' di denaro pubblico. Per poi, magari, vanificare quei sofferti periodi di formazione. Proponendo condizioni vessatorie all'aspi­rante lavoratore. Remunera­zioni inadeguate alla qualifica conseguita.

È questo uno degli aspetti non certo margi­nali della bella favola del Polo del Salotto. È la dimostrazio­ne palese che alcune aziende, anche tra le più rinomate, in sostanza, non hanno saputo fare altro se non vivere di assistenzialismo.

Ma torniamo alla "bella" favola.

Le cronache degli ultimi tempi registrano continue lamentele da parte degli operatori del settore del mobile imbottito. A elevarle più vibrate sono proprio quelli che si possono considerare tra i maggiori "industriali" del Polo del Salotto. I discorsi che adoperano con più frequenza parlano di una crisi oramai incombente, di continuo calo delle vendite, di produzione che va scemando, di necessità di privarsi di consistenti fette di manovalanza, di deficit in tema di bilanci.

Un pianto vero e proprio! Sulla pelle di centinaia, se non di migliaia di lavoratori che stanno conoscen­do gli effetti di questa paventa­ta crisi.

La passata baldanza di alcuni rinomati "imprenditori" del settore del mobile imbot­tito sembra essere svanita nel nulla! Sono rimasti senza soldi! Aiuti economici consistenti che, in passato, sono arrivati come manna dal cielo.

Probabilmente anche dispersi in investimenti sbagliati! Contributi che, in qualche caso, sono anche sotto il mirino della magistratura. La favola, quin­di, si tinge di fosche tinte. Le Grandi Industrie del Polo del Salotto piangono ed invocano sussidi. Non sanno come uscire dall'in­comoda situazione. Auspicano l'istituzione di forze sinergiche per far fronte a questa crisi strisciante con la formazione di consor­zi a livello interregionale. Tra Basilicata e Puglia. Come se scoprissero solo ora di esistere. Di essere così vicini e così necessitati di unire la rispettive forze. Piut­tosto che dedicarsi a delocaliz­zare le aziende in altri Paesi, dove la mano d'opera costa di meno. E i guadagni lievitano.

Dove la concorrenza, come in Cina, è diventata tale persino da proporre costi più conve­nienti. Con produzioni realiz­zate dalle stesse maestranze istruite proprio dalle rinomate aziende italiane. Una sorta di vero boomerang, insomma!

Unica preoccupazione, ora­mai, quindi, trincerata dietro la necessità di "predisporre piani di ristrutturazione delle posizioni debitorie". In altre parole "rinegoziare i mutui" concessi. In altre parole: ancora soldi in termini assistenziali. Per fare in modo che la favola del Polo del Salotto non debba recitare il suo penoso e tragico (per i lavoratori,ovviamente) tramonto.

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