Il terrorismo islamico e la jihad, questi i due peggior nemici degli studenti di lingua araba di tutto il mondo. Sì, perché attacchi suicidi, rapimenti di cooperanti, bombe e razzi lanciati sui civili non fanno paura solo ai governi delle maggiori potenze occidentali, impegnati ormai da anni nella lotta al terrorismo, riportando fino ad ora risultati piuttosto modesti. Tutto ciò è quello con cui deve fare i conti ogni studente di arabo nei suoi peggiori incubi.

È inutile negarlo: per imparare davvero una lingua e soprattutto per farlo nel minor tempo possibile, bisogna far le valigie e partire.

Sebbene l'inglese sia ormai diffuso e parlato in ogni angolo del pianeta, infatti, vivere in una realtà straniera implica per forza di cose integrarsi ed assorbire una cultura differente e allora parlare la lingua locale diventa per il viaggiatore quasi un obbligo per la sopravvivenza.

Ma noi poveri tapini, che abbiamo avuto la bizzarra idea di studiare una lingua tanto affascinante quanto difficile come l'arabo e che quindi inevitabilmente dobbiamo confrontarci con una cultura del tutto diversa dal lifestyling occidentale, ci sentiamo come bestie in gabbia.

Se proviamo a guardare una carta geografica del Medio Oriente e Nord Africa, salta all'occhio che si contano sulle dita di una mano i Paesi in cui poter intraprendere un viaggio a cuor leggero, ancor meno se non si tratta di poche settimane di turismo nelle mete più glamour e rinomate per le spiagge paradisiache e il mare cristallino.

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La scelta si fa ancora più ardua, infatti, se il viaggio implica un trasferimento di almeno qualche mese per imparare la lingua, effettuare uno stage o un lavoretto stagionale.

L'equilibrio regionale perennemente instabile è solo uno dei fattori da tenere in conto nella scelta, ma qualche rivolta popolare ci apparirà più o meno alla stregua di un' affollata festa popolare in confronto alle minacce dei terroristi islamici.

E allora rimandiamo viaggi, rifiutiamo opportunità e proposte, costretti dagli eventi, con la consapevolezza che, se non ci assumiamo un rischio, quelle opportunità non saremo mai pronti a coglierle. È un terrorismo psicologico contro il quale non siamo pronti a combattere e non abbiamo armi abbastanza forti, se non la curiosità e il coraggio. È questo il bilancio a perdere degli appassionati della bella lingua araba, di quelli che puntualmente si trovano a dover giustificare una "scelta così inusuale".

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