I dati degli ultimi giorni forniti dall'Oxfam, confederazione internazionale di ong, sull'aumento del divario economico mondiale sono purtroppo inequivocabili. A partire dall'anno 2010, l'1% delle persone più ricche del mondo è riuscito ad arricchirsi di un ulteriore 44% mentre i 3,6 miliardi di poveri hanno continuato ad impoverirsi del 41%. Una notizia che, unita allo sconcertante dato, secondo il quale più della metà di quella stessa ricchezza di cui sono privati i 3,6 miliardi di persone più povere del mondo risiederebbe nelle sole mani di un elitario club composto da soli 62 super ricchi, non può non far riflettere sulle conseguenze che inevitabilmente derivano da una redistribuzione tanto iniqua delle risorse economiche mondiali in un periodo così breve.

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Eppure il Web guarda altrove

Dati che, quindi, dovrebbero spingere ad una riflessione, ma le statistiche rivelano altresì che a simili notizie, foriere di terrificanti prospettive future, continuano ad essere preferite le ormai consuete gallery di immagini di gattini da concorso e, soprattutto, le ultime novità in fatto di gossip nostrano. Piuttosto che concentrare la propria attenzione sulla lotta ad una disuguaglianza così feroce, sembrerebbe dunque che la gente continui a gradire uno svago fine a sé stesso, inconsapevole della povertà profonda che a breve potrebbe attenderla dietro l'angolo e soprattutto delle problematiche che, a scanso di ogni dubbio, quest'ultima ha già contribuito ad accentuare, se non addirittura a creare nel panorama economico e culturale internazionale.

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La riflessione mancante

Quelle rivelate dall'Oxfam potrebbero essere recepite da molti come non più di mere cifre statistiche, ma un'attenta analisi consentirebbe quantomeno di lambire una comprensione superficiale delle cause di molte delle crisi che la popolazione si trova ad affrontare nell'ultimo periodo. La prima e più diretta potrebbe essere quella economica, la quale, tra improvvisi annunci di ripresa e ripetuti cali recessivi, non sembra potersi arrestare.Come potrebbe, in effetti, migliorare una situazione nella quale quello che un tempo si presentava come acquirente medio non dispone più di risorse da investire in nuovi consumi, prospettandosi ora piuttosto come un nuovo povero dell'immediato futuro? Segue il problema dell'enorme flusso migratorio diretto verso l'Europa, contro il quale è inutile addurre soluzioni come quella dell'accoglienza o della chiusure delle frontiere, fino a quando un sistema economico tanto malato non consentirà mai un equo miglioramento delle condizioni di vita globali.

L'Europa stessa, infatti, deve la svalutazione morale della propria idea politica di fondo anche al collasso economico che negli ultimi anni la mostra non più come promessa di benessere per chi ne fa parte, ma piuttosto come origine di impoverimento. Ultimo, ma non meno importante, l'aumento dei conflitti mediorientali che sicuramente sottintende tale divario economico come sua causa nonostante si cerchi di puntare sostanzialmente i riflettori sul solo tema religioso.

Tutto il resto sono solo chiacchiere

Non sarebbe forse il caso di mettere da parte, insieme ai gattini, l'imperante populismo che individua alla base di tali tragedie problemi di tutt'altra natura? Molti fattori dovrebbero piuttosto far pensare al fatto che il bandolo della matassa risieda in quell'abisso in espansione che separa l'1% sempre più ricco dal restante 99% del mondo destinato alla sopravvivenza, quando non proprio alla povertà.

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