In libreria non è possibile fare a meno di notare la mole color grigio costituita dall'ultima fatica letteraria, semmai possa essere definita tale, di E.L James., la scrittrice che è riuscita a fare della polemica, generata dall'imperante perbenismo di facciata che ci affligge, il motore di un vero business. Si tratta di Grey, quarto capitolo di Cinquanta Sfumature di Grigio, discussa serie che non smette di mietere consensi e macinare incassi.

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Viene da chiedersi: discussa, per quale motivo?

Tralasciando il fatto che il libro non rappresenta altro che la rilettura della saga dal punto di vista del miliardario, e, quindi, siamo di fronte ad un caso di mancanza di inventiva spacciata per tentativo di capovolgimento del punto di vista della narrazione con annessa sommaria introspezione psicologica, come è possibile un qualsiasi spunto di discussione? A generare tanto scalpore sono state le iniziali polemiche circa la mancanza di pudore nel narrare la presunta scabrosità di alcune scene e le peccaminose sfumature di una storia d'amore fuori dall'ordinario. Più che di mancanza di pudore, è il caso di parlare di mancanza di intelligenza scrittoria unita ad una carenza di senso estetico. Inutile scandalizzarsi tacciando l'opera di pornografia, perché si continuerebbe fare un piacere all'autrice del bestseller attribuendole dei meriti. Per scrivere della pornografia intelligente o, se preferite, della letteratura erotica, a sostegno della quale potremmo considerare quella prodotta da De Sade, occorre saper mantenere l'equilibrio in quello che un genio letterario come Moore ha definito rapporto cervello-sangue-pene. Se la scrittura finisce con l'essere troppo intelligente, ma non mi sembra si corra tale pericolo nel caso di E.L.James. il sangue non può che affluire solo al cervello negando di fatto la tanto ambita erezione al lettore. Se, tuttavia, ci si concentrerà eccessivamente sull'eccitazione sessuale, non si avrà più possibilità di apprezzare il valore estetico di un'opera.

Ora, perché un tale successo non fa altro che turbarmi?

Semplice, il fatto che non siamo tanto in presenza di un mancato equilibrio nel succitato rapporto - una constatazione che porterebbe implicitamente ad ammettere l'esistenza di un corpus letterario definibile come tale - ma a generare le mie perplessità è l'idea che a mancare alla scrittura sia proprio il sangue, una materia narrativa. Non ci si trova né in presenza di un freddo discorso intellettualistico sulla sessualità né di un'oscenità fine a se stessa, ma di un abuso di situazioni grossolanamente erotiche che fanno leva sul semplice interesse morboso generato nel lettore, probabilmente di per sé già vittima di un'etica frustrante. Ben venga la letteratura erotica, quella nella quale la riflessione si fa carne e diviene metafora provocatoria, veicolo canalizzante l'attenzione del lettore verso ulteriori temi di interesse sociale. Non ritengo che il mondo avesse invece, nello specifico, proprio il bisogno di una scialba storia d'amore tra un miliardario e la sua segretaria insaporita da un rapporto inusuale per evadere dal recinto al quale la morale sociale, ma anche religiosa, vorrebbe averci abituati.

Nel frattempo, mentre sono in fila per pagare, non mi interrogo tanto sul perché al libro che ha attirato la mia attenzione non sia riservato lo stesso spazio dell'altro: il motivo, io e le case editrici lo conosciamo già. Piuttosto mi domando: che ci fa tutta questa gente qui davanti con Grey tra le mani?
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