Oramai é entrato a far parte della nostra quotidianità: il pensiero degli attacchi terroristici cammina al nostro fianco e, come un'ombra, ci segue e talvolta ci precede, specialmente quando ci troviamo in mezzo a folle numerose. E come accade ogni volta, anche per il recente attacco a Charlottensburg, vengono coinvolti anche i bambini.

Sentiamo profanata la nostra intima libertà di credenti, qualunque sia la religione di appartenenza e spesso cerchiamo di non pensare, per evitare di farci sopraffare dalle ansie inevitabile. Ma siamo adulti. Abbiamo una serie di concetti razionali e di capacità di gestire le paure che non possono invece appartenere ai bambini.

La TV non fa sconti ed ogni giorno scorrono le crude immagini dei morti, delle guerre, degli spari e di altre piccole anime terrorizzate. È una questione seria, da non sottovalutare e ne siamo consapevoli, ma ciò che non sappiamo é come affrontare il discorso dando il giusto spazio alla verità ed altrettanto alle rassicurazioni.

Ecco le indicazioni della dottoressa Mascia Bertoni, psicologa e psicoterapeuta.

Il primo passo

Ciò che dobbiamo fare in primis, é valutare la capacità di comprensione delle informazioni e di elaborazione del dolore e del lutto in base all'età.

6/7 anni - La morte si può evitare: Fino a quest'etá, la morte é un concetto che non ha ancora dei caratteri ben definiti; la si attribuisce agli incidenti o alle malattie, ma ci si conforta con il pensiero che i propri cari o le persone coinvolte siano destinati ad un paradiso in cui continuano a vivere.

Le favole aiutano molto in questa fase e sono uno strumento ottimo per appianare le paure, come lo é altresì il gioco, attraverso il quale il bambino allontana l'idea che - ad esempio la guerra- possa realmente accadere. La loro principale paura é la possibilità di essere allontanati dalla famiglia.

7/8 anni - La realtà prende forma e ci si sente vulnerabili: In questa fascia d'età il bambino inizia a comprendere la concretezza della morte e per la prima volta sperimenta il sentimento dell'immedesimazione; il tutto lo fa sentire più vulnerabile ed é già qui che la paura per gli attacchi terroristici può diventare pericolosa.

Il bambino si avvia ad una vera e propria elaborazione del lutto e per questo i genitori devono dargli più informazioni che lo aiutino a razionalizzare la paura, facendogli comprendere come per ogni arma di offesa, esista una difesa e soprattutto che esitono persone che si occupano di questo.

9/10 anni. La vulnerabilità può diventare quasi ossessione: Ora che il bambino ha un quadro più completo di cosa sia la morte e come possa verificarsi, il terrorismo fa più paura della guerra, perché viene letto per la caratteristica più evidente, che é l'imprevedibilità.

Tale caratteristica scatena nelle mente la possibilità di perdere i genitori da un momento all'altro, che può tradursi quindi nella paura del buio, del rimanere da soli e persino in attacchi di enuresi notturna. Il genitore ha il compito di confortarlo e di non giudicarlo o punirlo.

11/14 anni - Verso l'adolescenza è la richiesta di spiegazioni concrete: Il bambino si avvia verso l'adolescenza e necessita di risposte chiare per placare l'irrequietudine. É importante parlare, anche a costo di ammettere la propria disinformazione o disinteressamento, poiché potrebbe accadere che il futuro ragazzo non sappia discernere tra cosa é bene o male, diventando incapace di comprendere l'importanza delle ripercussioni di questi fatti.

Non esponiamo i piccoli ad immagini troppo crude.

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