Mi piacerebbe informare tutti i giornalisti, anche alcuni che scrivono su Blasting News, che per svolgere questa professione non è necessario essere degli 'esperti' né, in mancanza di una qualche esperienza specifica, ci si deve limitare a citare quello che asseriscono gli esperti. I fatti, spesso e volentieri, vanno ben oltre l'aspetto tecnico-teorico. Il compito di un giornalista non è quello di fare da cassa di risonanza per chi ne sa di più.

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E' semmai quello di saper leggere e interpretare la realtà dei fatti, che quasi sempre superano e a volte dissentono dalle teorie. Lettura del reale e interpretazione degli avvenimenti. Questo dovrebbe fare un bravo giornalista degno di questo nome. Per riuscirci, occorre però un impegno non indifferente, accanto a una buona dose di intelligenza e una discreta capacità di sintesi. Bisogna indagare, studiare, riflettere, analizzare, approfondire, confrontare.

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Non è sufficiente chiedere il parere di un tecnico e dire che quella è la verità. La 'carta' è un conto, le azioni sono tutt'altro. Il giornalista deve concentrarsi su ciò che avviene.

La teoria e la pratica

Dico questo perché se ci si limita ad ascoltare la 'carta', la teoria, la 'sentenza' pronunciata da un tecnico, e non si misura tutto ciò con la realtà dei fatti, poi capita di imbattersi in topiche clamorose, come quella che l'elezione diretta del premier non esiste, perché né la Costituzione né alcuna altra legge, nell'Ordinamento giuridico italiano, la prevedono.

Peccato che invece, nei fatti, l'elezione diretta del presidente del Consiglio, si verifichi regolarmente da circa un ventennio. E se il tecnico attaccato alle leggi sulla carta non se ne avvede, forse non è un docente universitario molto aggiornato. Però è assai più grave che non se ne accorga un giornalista, il cui lavoro consiste nel 'leggere' la realtà di quanto capita davanti ai suoi occhi. Dunque, l'elezione diretta del premier esiste, nella pratica politica, da un pò di anni ed è andata avanti finché ha fatto comodo.

La prassi si è interrotta solo quando ha smesso di fare comodo a una ben precisa forza politica: quella che dal 2011 in poi ha continuato a far morire i Governi che sosteneva, per poi farli resuscitare di nuovo e sempre uguali a se stessi.

Anomalia italiana

Non si tratta di essere 'di parte'. Si tratta di 'vedere' quanto è accaduto. Dissento energicamente da chi sostiene che sia stata una legge elettorale, e in particolare il famigerato 'Porcellum' firmato da Roberto Calderoli, ad avere illuso i cittadini di poter votare direttamente il presidente del Consiglio.

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In primis, la prassi è in vigore da ben prima dell'avvento di quella legge elettorale, datata 2005, ovvero da quando si è passati dal sistema proporzionale a quello maggioritario. In secondo luogo, sono stati semmai i politici ad avere aperto la strada al concetto del 'premier eletto dal popolo'. Lo si è dato per scontato, con il passaggio al sistema maggioritario (scopiazzato da altri Paesi dove il premier è scelto dal popolo), nonostante non venga scritto da nessuna parte.

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Si tratta di un'anomalia tutta italiana. Ma non è stato solo Silvio Berlusconi (con la sua litania ripetuta all'infinito: "Sono l'ultimo premier eletto dalla gente") a far ritenere vera una prassi non prevista dalla legge. Anche il Partito Democratico ha proposto e fatto eleggere il leader della sua coalizione alla carica di presidente del Consiglio. Però, l'ultimo che aveva indicato agli elettori come suo premier papabile (con tanto di "primarie"), Pierluigi Bersani, ha vinto le elezioni ma non ha ottenuto la fiducia del Parlamento. Da quel preciso istante l'elezione diretta del premier si è interrotta. Anzi, si sono interrotte le elezioni.

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