L'espressione "strategia della tensione" fu coniata dal settimanale inglese "The observer", nel dicembre 1969, subito dopo la strage di "Piazza Fontana" che, secondo molti studiosi del "Dibattito contemporaneo" e di "Teorie del complotto", ha dato inizio a un'epoca contrassegnata da uno stadio di tensione e paura tra la popolazione a seguito di una pianificazione di atti terroristici ben studiata e congegnata.

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Oltre alla strage di "Piazza Fontana", ricordiamo quella di "Portella della Ginestra" nel 1947; di Gioia Tauro nel 1970; della "Questura di Milano" nel 1973; di "Piazza della Loggia" nel 1974, all'indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio, ed infine, quella di Bologna nel 1980. In tutte queste stragi, il soggetto principale di riferimento fu il concetto di "arma stragista", espressione volta a sottolineare la risposta forte di organizzazioni reazionarie della società italiana dell'epoca, costituite da gruppi di neofascisti e di settori deviati dei servizi segreti.

Il controverso concetto della "Strategia della tensione"
Il controverso concetto della "Strategia della tensione"

La "Strategia della tensione" passò anche attraverso la costruzione di una sorta di carboneria modellata sul modello mazziniano, con la nascita di società segrete a forte impronta ideologico-massonica ("Loggia P-2", "Nuclei di Difesa dello Stato" e "Rosa dei Venti"). Il bisogno che spingeva questi gruppi apparentemente in antitesi ed in competizione tra loro, era la ricerca spasmodica dell'instabilità sociale, della devianza, del disordine sociale, tutti fenomeni mossi da un solo intento: la conservazione del potere rispetto a qualsiasi forma di cambiamento.

La "Strategia della tensione" è vista come un'arte truculenta della conservazione del potere, come una concatenazione di fatti che celano dei complotti aventi come punto di riferimento il controllo della vita politica dell'Italia.

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Un meccanismo che non ha avuto sempre una direzione univoca, ma che si è diversificato e variegato in funzione di quelli che sono gli oscuri giochi di potere con cui i potenti di turno si sono divertiti a scommettere sulla vita dei poveri cittadini.

Gli anni che vanno dal 1969 al 1974 sono stati quello dello stragismo più agghiacciante, quelli delle proteste rivolte al vento (verso chi e cosa?), quelli di un'epoca in cui lo stragismo, padrone incontrastato del terrore dilagante, diventò lotta barbara di prevaricazione e violenza. Per 15 lunghi anni, dal 1969 al 1984, l'Italia è stato un paese insanguinato dall'illogicità della logica del potere.

Perché queste stragi? Perché non conosciamo i volti di questi terroristi? Perché non si è arrivati a delle condanne definitive? Sono davvero anni che non ritorneranno mai più? Perché si dice che le mani sporche di sangue erano quelle della divisa militare? Tutte domande che ci poniamo e che sono, ancora oggi, senza una risposta.

Queste visioni terroristiche rappresentano l'estrema ratio di principi che di per sé sarebbero anche nobili e condivisibili, con la sola nota negativa che verrebbero imposti fomentando odio e sacrificando la vita di centinaia di civili innocenti.

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La storia ci ha mostrato due tipi di terrorismo: quello "contro lo stato" e quello "di stato", che alle volte, non sono altro che facce della stessa medaglia vista da prospettive diverse. L'unica cosa certa è che dobbiamo lottare tutti insieme per raggiungere la verità, affinché cessi quell'assordante 'rumor di sciabole'.

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