San Michele Arcangelo e il Gargano sono un binomio noto in tutto il mondo, soprattutto grazie al famoso santuario situato a Monte Sant’Angelo, meta da secoli di pellegrinaggi e dichiarato “patrimonio mondiale dell’umanità” dall’Unesco per la presenza di tracce longobarde. Ma vi è anche un secondo piccolo santuario, molto meno noto: una grotta che si trova nella località di Cagnano Varano, a poche decine di chilometri di distanza, che purtroppo si trova in una situazione difficile a causa della pessima gestione da parte dell’amministrazione comunale. Per i pellegrini è un vero miracolo riuscire a visitare il luogo, perché spesso il custode non si presenta lasciando chiuso il cancello d’ingresso.

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La grotta dove sarebbe apparso l’Arcangelo Michele: un miracolo visitarla

Secondo la tradizione, nella grotta situata a metà strada tra Cagnano Varano e San Nicola Imbuti l’Arcangelo sarebbe apparso diversi secoli orsono: San Michele, angelo guerriero, sarebbe entrato nella grotta per fare dissetare il suo cavallo ma sarebbe stato seguito da un toro, rimasto incastrato con le corna nell’ingresso molto stretto. Il proprietario del toro, accorso per liberarlo, avrebbe visto la luce emanata dall’Arcangelo all’interno della grotta.

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Curiosità

Entrato insieme ad altri abitanti del luogo, San Michele sarebbe apparso loro stanco, genuflesso e assetato: avrebbe posato le mani a terra facendo immediatamente sgorgare una fonte d’acqua, presente ancora oggi, per poi andarsene sino a Monte Sant’Angelo.

Pochi pellegrini conoscono la presenza di questa grotta, ma chi vi si reca ha spesso la “sorpresa” di trovarla regolarmente chiusa, anche in orari di apertura. Chi scrive ha vissuto personalmente questa esperienza: nel piazzale antistante la grotta un cartello evidenzia chiaramente gli orari di apertura, nel periodo invernale tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00, ma anche arrivando alle 11.00 si trova il cancello bloccato da un lucchetto.

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Contattare il Comune di Cagnano Varano, proprietario della grotta, non dà esiti utili: gli uffici del sindaco, della sua segreteria, della segreteria generale e dell’amministrazione del personale non rispondono al telefono. Solo la polizia locale risponde alla chiamata, ma solo per rispondere che il custode “probabilmente è andato via prima”, promette di provare a contattarlo telefonicamente e suggerisce di provare ad attendere “15-20 minuti, altrimenti provate nel pomeriggio”. L’attesa si rivela purtroppo inutile.

Visita possibile solo grazie al parroco don Salvatore

Nuova visita alla grotta nel pomeriggio, ma stesso risultato. Una delle foto allegate a questo articolo dimostra che alle 15.20 il cancello era ancora ben chiuso. Dopo nuovi tentativi di contatto, finalmente la soluzione: risponde al telefono il parroco don Salvatore che con molta pazienza spiega come il problema delle assenze del custode sia ben noto ma di come il Comune non riesca a trovare una soluzione.

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Il parroco, con estrema disponibilità e gentilezza, si offre di recarsi a casa del custode e di portarlo alla grotta: dopo circa 20 minuti, don Salvatore arriva con a bordo una persona molto anziana che apre prima il cancello, poi la porta di ingresso alla grotta e accende le luci.

La grotta dell’Arcangelo Michele: buia, umida, in stato di quasi abbandono

Il luogo dove la tradizione vuole sia apparso un Arcangelo, dove da secoli sono presenti altari, statue e persino ex-voto realizzati con impronte di scarpe e mani incise nella pietra, si trova in uno stato di quasi abbandono.

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La grotta è quasi tutta al buio: solo l’altare dedicato a San Michele è illuminato in modo sufficiente ma la statua dell’Arcangelo (una copia, perché quella originale del 1631 è stata trafugata) è chiusa in una teca talmente incrostata da calcare e umidità da risultare quasi invisibile. Per ammirarla occorre spostarsi su uno dei lati dell’altare, ornato – si fa per dire – con qualche fiore vecchio e avvizzito. Alle spalle dell’altare si trova la pila di Santa Lucia, una conca di acqua calcarea piena di acqua prodotta dallo stillicidio di acqua dal soffitto: per i credenti l’acqua ha poteri miracolosi per la vista, ma è chiusa da una recinzione in metallo sporca e arrugginita, il cancello è solo accostato, non è chiuso e chiunque può accedervi liberamente, peraltro camminando su un tratto della grotta umido e sdrucciolevole, privo di qualunque segnale di pericolo.

Su una delle pareti laterali, un pezzo di legno a forma di freccia e dipinto di bianco indica il punto dove sarebbe riconoscibile il tradizionale profilo di San Pio da Pietrelcina, ma non vi è nessuna indicazione, se il pellegrino non sa a priori cosa indica la freccia nulla lo mette a conoscenza.

L’altare dedicato all’Annunciazione si trova nel buio più completo: una foto fatta con il flash evidenzia un vaso con quel che resta di qualche fiore e candelieri arrugginiti e sporchi di colature di cera.

Per l’amministrazione comunale si tratta di un’occasione di turismo religioso non valorizzata adeguatamente

La grotta di Cagnano Varano ha importanza certamente minore rispetto al Santuario di Monte Sant’Angelo ma questo non giustifica lo stato di incuria in cui si trova. Il culto verso a San Michele è molto radicato nella regione e un’adeguata valorizzazione porterebbe certamente benefici economici alla località pugliese. La situazione attuale, invece, è tale da disincentivare qualsiasi tipo di visita: solo il fatto di arrivare sul posto e trovare il cancello sbarrato in orari di apertura è sufficiente a spingere qualsiasi visitatore a non tornare se non a invitare i conoscenti a non recarsi sul posto per non incorrere nella stessa sorpresa negativa.

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