Sono molti i giornalisti uccisi nel mondo, e dal 2014 al 2018 questi omicidi per il 55% non sono avvenuti in luoghi di guerra o di frontiera ma nei così detti Paesi di pace. È quanto ha esposto un rapporto dell'Unesco reso pubblico in occasione della quinta edizione della "Giornata internazionale per porre fine all'impunità per i crimini contro i giornalisti". Una giornata di cui molte persone probabilmente non conoscono neanche l'esistenza. Sono ben 1109 i giornalisti assassinati tra il 2006 e il 2018: la maggior parte di loro, come prevedibile, si occupava di criminalità, mafia e corruzione.

A completare questo quadro disastroso, che aiuta a chiarire in maniera esaustiva la difficoltà nel mettere in atto la libertà di stampa, è l'impunibilità di questi reati, i cui ideatori sono rimasti per il 90% impuniti. In testa alla classifica dei paesi con più giornalisti uccisi troviamo l'Arabia Saudita, seguita dall'America Latina nel suo complesso. Il 2018 è stato uno degli anni peggiori per i giornalisti, essendo stati registrati oltre ottanta giornalisti uccisi in tutto il mondo. Il 2019 è iniziato male e a maggio erano già dodici gli operatori dei media uccisi in tutto il mondo.

Un mestiere, quindi, che se svolto applicando la deontologia e spinto dalla voglia di diffondere la verità, può risultare molto pericoloso.

Non solo uccisioni: altri modi in cui intimidire un giornalista

Oltre ai giornalisti assassinati ogni anno, ci sono anche Paesi che scelgono diversi modi per fermare il lavoro di un'inchiesta. Francia e Malta (rispettivamente al 32esimo e al 77esimo posto nella classifica di Rwb), cercano di frenarli dal punto di vista economico e finanziario, mentre in stati come Polonia e Bulgaria i giornalisti troppo intraprendenti vengono spesso rinchiusi in carcere.

Questi dati sono emersi anche durante la World press freedom index 2019, dove l'Italia, in quanto a libertà di stampa, ha raggiunto il 43esimo posto su 180. Una posizione ancora piuttosto infelice, che tiene conto di alcune uscite di Matteo Salvini come quella di 'togliere la scorta a Roberto Saviano', gli epiteti con cui alcuni politici del Movimento 5 Stelle hanno definito molti giornalisti con toni e modi poco lusinghieri e le continue minacce nei confronti di alcuni professionisti, soprattutto nel Sud Italia, come nel caso di Paolo Borrometi.

I leader politici spesso fomentano l'odio verso i giornalisti

A fomentare l'astio verso i giornalisti, come riportato, in Italia ma non solo, spesso sono proprio i vari leader politici. Con lo spropositato uso dei social poi, la gente ha imparato lo stesso linguaggio di disprezzo e quasi sempre, anche per le questioni più frivole, si incolpano i giornalisti. In realtà per chi fa inchieste serie e lavora per la verità, la situazione appare critica anche in Italia e il numero dei paesi sicuri per svolgere la professione è in continua diminuzione. Per questo, pochi giorni fa il Segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha detto: ''Quando i giornalisti sono presi di mira, la società nel suo complesso paga il prezzo''.

Questo prezzo si chiama Verità.

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