La statua dedicata al giornalista Indro Montanelli, situata nel giardino milanese di via Palestro, è stata imbrattata di rosso nella serata di sabato 13 giugno. Alla base della statua è stato scritto con una bomboletta spray 'razzista stupratore', un gesto che si collega alle rivolte anti-razzismo in corso in tutto il globo, in risposta alla morte dell'afroamericano George Floyd. A compiere il gesto un gruppo di studenti milanesi. Da anni in Italia si è discusso se Indro Montanelli fosse davvero un razzista, o ancora peggio una sorta di 'ammiratore' di bambine. I fatti parlano di un suo matrimonio mai rinnegato con una ragazza Eritrea di dodici anni, avvenuto nel 1936 in Etiopia durante il colonialismo fascista.

Montanelli fu parte di una triste pagina della nostra storia: il madamato.

Montanelli pensava che in Africa fosse normale sposare le bambine

Indro Montanelli nel 1935 partì da giovane soldato volontario verso l'Abbissinia, aggregandosi alle truppe fasciste impegnate nell'opera di colonialismo in Etiopia. Su sua stessa ammissione nel 1936 all'età di 26 anni, comprò e sposò una bambina di dodici anni di nome Destà, facendo parte di un fenomeno molto comune all'epoca tra le truppe italiane impegnate sul fronte africano: il madamato. La povertà e la miseria che versava sulle famiglie Etiopi, le portò a vendere molte ragazzine ai ricchi soldati italiani, che ne fecero uso e abuso fino al loro ritorno in patria.

Anche Montanelli tornò in Italia senza la sua ragazzina, che fortunatamente con il tempo è riuscita a rifarsi una vita e ad avere tre figli, uno dei quali porta il nome del suo ex marito Indro. Montanelli dichiarò 'normale' questo comportamento, se paragonato alle abitudini africane e non si vergognò mai di esprimerlo: secondo lui era un atto imparagonabile alle abitudine europee.

In Africa, purtroppo, ancora oggi le bambine vengono considerate pronte al matrimonio al primo ciclo mestruale e ancora oggi vengono vendute dai loro padri al migliore acquirente, spesso adulti di quaranta o cinquant'anni che diventeranno loro sposi.

La rivendicazione di Rete Studenti Milano

Non si è fatta attendere la rivendicazione di coloro che hanno imbrattato la statua di Montanelli.

Con un video dal nome 'siamo stati noi', il gruppo Rete Studenti Milano mostra come sia stata effettuata l'opera di sabotaggio. Vernice rossa sulla statua del giornalista scomparso nel 2001 e una scritta alla base di essa dai toni molto pesanti: 'razzista stupratore'. Un gesto condannabile dal punto di vista etico e morale, ma in troppi sono corsi in difesa di Montanelli usando quella terribile scusa che già il giornalista utilizzò all'epoca: 'in Africa funzionava così'. Non può bastare a giustificare questo orrendo mercato di bambine che da secoli affligge alcune zone dell'Africa, non basta affermare che in Africa funziona così. Dovremmo lasciare la statua di Montanelli per ricordare il grande giornalista che fu e per non dimenticare lo sbaglio fatto da lui e da molti altri soldati italiani, che durante il colonialismo approfittarono ignobilmente del corpo di alcune bambine africane, lasciando per sempre in loro delle ferite psicologiche e mentali difficilmente rimarginabili.

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