Per BlastingTalks, una serie di interviste con leader economici, politici e culturali, abbiamo intervistato Sally Lehrman, una giornalista pluripremiata, visiting Science and Justice Professor at UC-Santa Cruz in California, nonché amministratore delegato e fondatore di Trust Project, un consorzio che riunisce i migliori media di diversi paesi, i quali lavorano per implementare gli standard di trasparenza e per aiutare a valutare la qualità e la credibilità del giornalismo. Lehrman ci parla della pandemia Covid-19, di come questa stia rimodellando il giornalismo, ma anche della missione di Trust Project e del futuro del consorzio.

BN: Distanziamento sociale, lockdown intermittenti e telelavoro: questa è la "nuova normalità". Lavoreremo da casa, sempre più da remoto, influenzando sia il modo in cui interagiamo sia il modo in cui produciamo e consumiamo le informazioni.

Vede opportunità o rischi per i giornalisti e per l'intero settore? Puoi elencare due opportunità e due rischi?

SL: Per i giornalisti è importante parlare con le persone e ottenere il loro punto di vista: è difficile farlo online ed è una sfida per i giornalisti che in questo momento non hanno una rete forte e diversificata. Per raccogliere notizie, devi parlare con comunità diverse che abbiano background diversi. Dal punto di vista dei fruitori di notizie, penso che sia più difficile per le persone uscire dalle proprie bolle - mentre esiste una necessità epidemiologica di evitare la Covid-19 rimanendo nelle nostre bolle familiari - speriamo che le persone non rimangano anche nella loro bolla di informazione.

Penso che sia un rischio. I media devono fare tutto il possibile per promuovere maggiore consapevolezza riguardo alle loro testate, e alle notizie che stanno producendo e del perché siano diverse da altri tipi di informazioni. Anche le operazioni di coinvolgimento del pubblico che molte redazioni prevedono, in questo momento sono davvero importanti - e per quelle redazioni che non le hanno, sarebbe una buona idea prestare attenzione a quei siti che stanno facendo un ottimo lavoro con la sensibilizzazione del pubblico: negli Stati Uniti, KPCC (Southern California Public Radio) e Sacramento Bee hanno forti programmi di coinvolgimento del pubblico.

Questa pandemia colpisce direttamente l'industria dei media, con centinaia di licenziamenti. Pensi che potrebbe diventare un problema per la qualità dell'informazione, soprattutto a livello locale?

Abbiamo avuto diverse ondate di tagli ai posti di lavoro nel giornalismo e il fatto che i giornali stiano lavorando con meno personale comporta l’emergere di grandi sfide.

È molto più difficile ora essere sicuri di disporre di standard di qualità, e penso che i siti di notizie abbiano imparato che il processo di editing è fondamentale. È più difficile, ma tutte le redazioni che fanno parte del Trust Project sono incredibilmente impegnate a far sì che gli articoli siano corretti, e quindi usano standard e pratiche che aiutano a garantire ciò. Ad esempio, avere politiche etiche valide e forti, evitare conflitti di interesse, avere politiche stringenti quando si tratta di correggere un errore, e non usare fonti anonime, tranne in casi in cui sono essenziali.

La pandemia ha influenzato o rimodellato la missione di Trust Project?

La pandemia ha evidenziato quanto sia incredibilmente importante la nostra missione - perché durante una pandemia c’è un aumento di disinformazione e rumors, non necessariamente intenzionale; le persone fanno di tutto per capire cosa fare, quali sono le regole per cercare di proteggersi, cosa sta succedendo all'economia.

Questo per il Trust Project è davvero importante. Vediamo quanto sia importante ciò che facciamo: aiutare il pubblico a capire e renderlo consapevole della differenza tra il giornalismo che è creato per servire il pubblico e le organizzazioni che sono più orientate a promuovere una causa particolare, o un particolare punto di vista, o forse solo a vendere cose, il che non è un male, ma è diverso dal vero giornalismo. Abbiamo bisogno che le persone conoscano la differenza, perché il giornalismo aiuta le persone a capire cosa sta succedendo, in modo che possano prendere le proprie decisioni e non essere spinte in una direzione o nell'altra. Siamo l'unico tipo di fonte di informazione che si basa sull'interesse pubblico.

Puoi descrivere i risultati del progetto negli ultimi 3 anni e come il consorzio ha contribuito all'ecosistema giornalistico?

Abbiamo appena finito di fare alcune interviste con le redazioni, per capire come Trust Project abbia influenzato il loro lavoro. Sappiamo che i Trust Indicators hanno un impatto sul modo in cui le persone comprendono le notizie e sulla fiducia che danno o meno a queste. Quando abbiamo iniziato, c'era uno studio fatto dal Center for Media Engagement presso l'Università del Texas, Austin: metà delle persone che hanno letto uno dei quattro articoli l'hanno visti con i Trust Indicators, e l'altra metà senza. Il Center for Media Engagement ha scoperto che questi Trust Indicators, presi insieme, sono capaci di aumentare la fiducia nei nuovi siti e nei giornalisti; c'era una differenza statisticamente significativa.

Parlando del presente, i siti ci dicono che le pratiche interne della redazione sono cambiate: sono più consapevoli internamente e si confrontano più spesso per assicurarsi che le loro notizie siano affidabili. Le persone esternamente sono più consapevoli e internamente [i Trust Indicators] offrono l'opportunità di confrontarsi, perché l'etica non è solo un insieme di principi. È un confronto costante.

Ogni crisi è un'opportunità di trasformazione. Come intendete rimodellare il vostro progetto, così da renderlo migliore per superare questo periodo? Vedete opportunità?

Non direi che ci siamo trasformati, ma la pandemia ha accelerato alcune aree in cui stavamo già lavorando. Ne cito tre. Una di queste è l'enorme aumento del traffico sui siti di notizie, mentre allo stesso tempo assistiamo a un calo della pubblicità perché gli inserzionisti sono preoccupati di essere inseriti accidentalmente accanto a informazioni sbagliate o persino all’interno di un sito di notizie accanto a informazioni che potrebbero irritare i lettori.

Quindi abbiamo accelerato i nostri piani per lavorare con gli inserzionisti in modo che sappiano che i siti di Trust Project sono siti affidabili, sui quali possono fare pubblicità. Lavoriamo da molto tempo con piattaforme tecnologiche come Google, Facebook e Bing; continuiamo quel lavoro.

E la seconda e la terza area?

L'altra questione che vediamo o sentiamo dai nostri partner giornalistici è che ci sono molte sfide intorno alla produzione di giornalismo in questo momento e una delle cose che abbiamo avvertito è la difficoltà di fare reportage. I giornalisti vengono attaccati fisicamente e sui social media, per aver riportato in modo accurato informazioni sulla Covid-19. Abbiamo avuto alcune conversazioni con le nostre testate giornalistiche riguardo alla sicurezza, le abbiamo messe in contatto con il Committee to Protect Journalists, condividendo le loro raccomandazioni.

Abbiamo anche moderato conversazioni con esperti per parlare di etica in America Latina nella copertura della Covid-19. La terza area riguarda la consapevolezza pubblica del significato di questi Trust Indicators: trasparenza, etica, chi sono i giornalisti, come etichettare le notizie (sono notizie, opinioni, analisi, questo tipo di cose). Abbiamo condotto una campagna pubblica sui social media per evidenziare quali domande potrebbero sorgere riguardo a una notizia, chi è il giornalista o l'organizzazione dietro di essa, e quindi come i Trust indicators possano aiutare a rispondere a queste domande. Speriamo di rendere il pubblico più consapevole riguardo questi standard di base che possono diventare, lo sono già, uno standard accettato per difinire il giornalismo responsabile, fatto con integrità.

Quali sono i prossimi passi di Trust Project? State lavorando a progetti che volete condividere con noi?

Stiamo continuando ad andare avanti sulle cose che abbiamo già fatto: una è quella di portare nuovi siti all’interno di Trust Project; abbiamo molte richieste, abbiamo due nuovi gruppi di lavoro che stanno lavorando all’implementazione dei Trust Indicators sui loro siti. Continueremo con questo e allo stesso tempo a costruire nuovi strumenti per rendere più facile la partecipazione dei siti. Stiamo anche rafforzando i nostri standard perché ci stiamo preparando a crescere. Abbiamo più di 200 siti e questa è una base davvero solida da cui iniziare. Vorremmo anche espanderci geograficamente e rendere più facile per i partner esterni conoscere i siti che fanno parte di Trust Project.



Credete che il giornalismo e Trust Project siano importanti durante crisi come Covid-19 e le proteste contro il razzismo che stiamo vedendo negli Stati Uniti?

Una persona, non molto tempo fa, mi ha detto che Trust Project è pronto per affrontare le sfide di quest'anno, come tutte le cose che abbiamo fatto negli ultimi quattro anni, grazie alla creazione di una consapevolezza di ciò di cui il pubblico ha bisogno e unendo questo ai valori giornalistici: queste scelte ci stanno mettendo in una posizione davvero buona per cercare di essere più efficienti. Ad esempio, nelle proteste di Black Lives Matter, il miglior giornalismo offre l'opportunità al pubblico americano di ascoltare gli afroamericani che dicono: stiamo soffrendo e vogliamo che voi sentiate il nostro dolore, e altre persone che dicono - vogliamo sostenervi e cambiare il sistema per renderlo più efficace.

Possiamo elevare le ragioni e i principi alla base del giornalismo che aiutano le persone a capire perché il giornalismo sia così importante in un momento come questo. Possiamo anche aiutare a sottolineare la differenza tra giornalismo e la disinformazione, avvenuta intorno a queste proteste.

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