Il referendum che si terrà domenica in Grecia è di vitale importanza non solo per la Grecia stessa, ma anche per l'Europa. La Grexit determinerebbe la fine dell'Europa secondo molti pareri autorevoli, tra cui quello di Angela Merkel. Che l'esperimento di un'Europa unita sia già giunto alla fine, concludendosi con un misero fallimento?

Il referendum

I cittadini greci, questa domenica, saranno chiamati a votare "sì" o "no" alle proposte dei creditori europei, quindi in sostanza dovranno esprimere il loro parere sulla permanenza nell'area euro.

Grexit sì o grexit no dunque, e quello che decideranno i greci pare preoccupare non poco gli altri paesi europei. L'esempio di questo timore è il comportamento di Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che ha chiesto ai greci di "votare sì a qualunque quesito venga proposto" (ansa.it). Sempre dal sito dell'ansa si apprende come nessun governo europeo sia tranquillo nei confronti del referendum. In Italia è opinione consolidata tra i detrattori della moneta unica che tale preoccupazione in ambito europeo sia dovuta al fatto che, in caso di una reale uscita della Grecia dall'area euro, con conseguente ritorno alla circolazione della moneta nazionale, si paleserebbe come in realtà questa via sia percorribile, e non provocherebbe il disastro pronosticato dai governi europei, tra cui anche il nostro.

A parte le speculazioni, sicuramente un'eventuale Grexit sarebbe uno schiaffo politico al progetto d'Europa come siamo stati abituati a pensarlo fino ad oggi.

L'Italia

Il rischio che preoccupa molto i governi degli altri stati membri a livello economico è quello di un "contagio" che riguarderebbe gli altri paesi che, come l'Italia, non godono di una situazione economica molto più rosea di quella greca. Il premier Renzi, si legge sul sito dell'ansa, ha già rilasciato dichiarazioni che dovrebbero tranquillizzare i cittadini, sostenendo che il nostro paese non correrebbe questo rischio, visto che sono state fatte e sono in programma delle riforme di rilancio economico, che poi sarebbero quelle che differenziano in modo sostanziale la nostra situazione da quella greca.

Il nostro premier, come è solito fare, ostenta ottimismo, anche se ultimamente sono sorte delle situazioni che potrebbero rappresentare un problema dal punto di vista economico, come quella della pensioni o il tema del blocco dei contratti della Pa, tornato di recente attuale grazie alla sentenza di illegittimità della Consulta. Oltre che economici, i guai per il governo potrebbero essere politici: la Grexit sarebbe un punto d'appoggio per i partiti di opposizione che basano molto del loro consenso sulla critica della moneta unica, come Lega e Movimento 5 Stelle. Lasciando da parte le questioni interne, sicuramente il referendum di domenica potrebbe segnare il corso della storia, in quanto c'è il rischio che metta la parola fine all'esperimento di un'Europa veramente unita, senza frontiere e dove tutti i cittadini vedono i loro diritti garantiti. E se questo progetto dovesse concludersi con un fallimento, sarebbe senza dubbio una dura sconfitta per il nostro paese, il nostro continente e per tutto il mondo occidentale.