Dopo un'attesa lunga circa 4 anni, la Camera dei Deputati apre ufficialmente la discussione sulla proposta di legge concernente la regolarizzazione delle carriere dei #magistrati. Esposta in Commissione di Giustizia il 5 giugno del 2013, il disegno di legge che stabilisce le "disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative nonché di assunzione d'incarichi di governo nazionale e negli enti territoriali. Modifiche alla disciplina in materia di astensione e ricusazione dei giudici" è dunque in dirittura d'arrivo. Un percorso difficile quello che ha dovuto affrontare il testo di Walter Verini, parlamentare del PD e relatore del disegno di legge: dopo un lungo impasse, infatti, un accordo bipartisan in Commisione ha sbloccato la situazione.

Cosa prevede il nuovo testo sulla separazione delle carriere

La Legge in discussione prevede 16 articoli. #separazione carriere magistrati

  • Il primo punto fondamentale della proposta riguarda l'incandidabilità dei giudici. Nell'articolo 1 si legge infatti: "I magistrati non possono essere candidati per l'elezione alla carica di membro del #Parlamento europeo, senatore o deputato se prestano servizio, o lo hanno prestato nei 5 anni precedenti la data di accettazione della candidatura".
  • Altro nodo fondamentale riguarda lo stato di aspettativa, che dovrà essere obbligatoria per l'intero periodo di svolgimento del mandato o dell'incarico. In questo arco di tempo i giudici non potranno cumulare l'indennità prevista dalla carica coperta, con il trattamento economico garantito al ruolo di magistrato.
  • Per ciò che concerne il ricollocamento dei giudici l'articolo 5 prevede che i magistrati candidati e non eletti siano ricollocati nel ruolo di provenienza, alla cessazione del mandato, invece: "i magistrati non possono tornare a svolgere le funzioni svolte prima del mandato".
  • Nell'articolo 8 si fa riferimento ad una sorta di CSM bis, specifico per la ricostruzione della carriera del magistrato. Il Presidente del Consiglio e il Ministro della Giustizia s'incaricheranno di disciplinare l'inquadramento dei giudici a fine mandato.