Regna ancora il caos per le Province, gli enti pubblici che il governo Renzi con la riforma Del Rio ha cercato di affossare. La materia è tornata prepotentemente in auge dopo lo scontro a distanza tra i due Vice Premier Salvini e Di Maio, con il primo favorevole al ripristino ed il secondo assolutamente contrario. Nel frattempo questi Enti sembra vadano avanti alla cieca, perché dopo la bocciatura del referendum e quanto previsto dal ddl Boschi, questi Enti che dovevano scomparire, continuano ad esistere, svolgendo compiti di pubblica utilità e fornendo servizi essenziali per la comunità, ma tra mille difficoltà dopo il parziale smantellamento ricevuto.

I servizi essenziali per le comunità

Si parla di caos Province in un articolo del “Fatto Quotidiano” che riporta le considerazioni di Michele De Pascale, sindaco di Ravenna e Presidente dell’Unione Province d’Italia. Il governo PD aveva dato per scontato lo smantellamento delle Province avviando l’opera di riforma senza badare alle conseguenze nel caso in cui l’operazione venisse bloccata o soprattutto bocciata. Dopo 5 anni le Province continuano ad esistere, ma adesso hanno a disposizione meno fondi, meno risorse e meno personale. Tutto questo nonostante continuino a fornire i medesimi servizi di prima, dalle scuole alla viabilità. Senza considerare che il riordino delle funzioni, avviato sempre nel 2015, sta proseguendo in maniera poco omogenea da Regione a Regione.

Basti pensare che la Lombardia ed il Veneto (entrambe Regioni governate dalla Lega) hanno provveduto a riassegnare tutte le loro funzioni a questi Enti, mentre la Toscana no. L’ultimo intervento normativo, o meglio, l’ultimo tentativo di intervenire sulla questione è stato prodotto nel decreto Milleproroghe.

Il dibattito sulle poltrone non regge

Nella diatriba tra Lega e Movimento 5 Stelle di questi giorni si fa un gran parlare di poltrone, di stipendi e della doppia funzione. "Una sterile polemica" secondo De Pascale perché gli argomenti da trattare dovrebbero essere i servizi che le Province offrono, come quello delle scuole e della sicurezza delle stesse, o come quelle delle strade e dei problemi alla viabilità.

Il Presidente dell’UPI ribadisce il concetto che quanto prodotto dalla riforma Del Rio "non ha portato risultati positivi" se si esclude il fatto che adesso Province e Comuni sono maggiormente coordinati e non in conflitto. Non ci sono da parte dell’UPI contestazioni sul fatto che adesso non c’è più l’elezione diretta perché si può continuare sulla stessa strada tracciata dal governo PD, ma devono essere chiarite meglio le funzioni e gli obbiettivi che le Province devono detenere e raggiungere. Ciò che dice Di Maio sulle poltrone è una cosa non giusta perché, sempre secondo De Pascale, oggi i 900 amministratori di questi Enti lavorano gratuitamente e pertanto la cancellazione definitiva delle Province non produrrebbe tornaconto per il governo in termini di risparmio.

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