Una vibrante polemica si è accesa a Bologna, il 19 settembre 2026, alle ore 20:15, incentrata sulle conversazioni tra la senatrice Ilaria Cucchi e il medico Nicola Cocco. Quest'ultimo è attualmente indagato per associazione a delinquere nell'ambito di una complessa inchiesta condotta dalla Procura di Ravenna, che verte sull'utilizzo di certificati medici presumibilmente impiegati per eludere il trasferimento di cittadini stranieri nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (Cpr). Il dottor Cocco è stato oggetto di una perquisizione nei giorni scorsi, durante la quale sono emerse le chat in questione.

La senatrice Cucchi ha denunciato pubblicamente l'acquisizione di queste comunicazioni da parte della Procura, sollevando un'obiezione di carattere costituzionale. A suo avviso, tale atto configurerebbe una chiara violazione dell'articolo 68 della Costituzione, il quale stabilisce la necessità di un'autorizzazione preventiva da parte della Camera di appartenenza per l'intercettazione di comunicazioni o conversazioni che coinvolgano un parlamentare. Cucchi ha rivolto una contestazione diretta al pubblico ministero di Ravenna responsabile dell'indagine, affermando: “Caro Pubblico ministero di Ravenna che sta indagando sui medici nei Cpr lei ha compiuto un atto che va contro l'articolo 68 della Costituzione, e lo ha fatto consapevolmente”.

La senatrice ha inoltre sottolineato di non avere nulla da nascondere, ma ha espresso la sua percezione di questo atto investigativo come una vera e propria intimidazione. La vicenda non coinvolge solo la senatrice Cucchi, ma anche le comunicazioni della deputata di Avs, Francesca Ghirra, anch'esse intercorse con il medico Nicola Cocco.

La procedura della Procura e il sigillo delle chat

In risposta alle contestazioni sollevate, la Procura di Ravenna ha annunciato che le chat che coinvolgono le parlamentari saranno ufficialmente sigillate. La Procura ha altresì fornito dettagli sulla procedura di acquisizione: durante la perquisizione informatica eseguita sul dispositivo di Cocco, non è stata effettuata una copia forense integrale.

Invece, da tale telefono sono state estratte in maniera automatica, mediante l'impiego di un sistema informatico dedicato, esclusivamente le conversazioni che contenevano specifiche parole chiave. Tra queste figurano termini come “cpr”, “non idoneità”, “certificati” e altri vocaboli pertinenti indicati nel decreto di perquisizione.

È stato precisato che la selezione delle chat è avvenuta unicamente sulla base di queste parole bersaglio e non in funzione dei nomi delle persone coinvolte nelle conversazioni. Gli agenti di polizia giudiziaria, pertanto, non hanno avuto la necessità di aprire individualmente le conversazioni né di operare una selezione basata sui nominativi dei partecipanti. Dopo l'emersione di queste comunicazioni con le parlamentari, le conversazioni saranno sottoposte a sigillo, garantendo la tutela delle prerogative costituzionali.

A seguito delle reazioni da parte delle rappresentanze dei magistrati, la senatrice Cucchi ha chiarito la sua posizione, dichiarando di non avere l'intenzione di sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale. La senatrice ha altresì manifestato il suo consenso all’utilizzo delle chat e delle conversazioni acquisite, ribadendo che tali contatti rientrano pienamente nell'esercizio del suo compito di controllo parlamentare sui Centri per i Rimpatri. La decisione finale sulla pubblicazione del contenuto di queste chat è attualmente in fase di valutazione.