Piero Lacorazza, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Basilicata, ha richiesto a Potenza, il 14 settembre 2026, chiarimenti urgenti alla premier Giorgia Meloni e al presidente della giunta regionale Vito Bardi in merito alla questione delle estrazioni petrolifere. La sollecitazione mira a definire la posizione del Governo e della Regione sulle attività estrattive nel territorio lucano. Lacorazza ha esordito con un appello diretto: “La Premier Meloni rispetti la Basilicata e il presidente della giunta regionale Bardi chiarisca”.

Il consigliere ha richiamato il quadro costituzionale, giurisprudenziale e normativo che disciplina i rapporti tra Stato e Regioni, sottolineando come l’energia rientri tra le materie a competenza concorrente. In questo contesto, ha collegato la discussione al nuovo decreto sull’energia e alla sua fase di conversione, evidenziando la necessità che le Regioni facciano valere le proprie prerogative costituzionali e legislative. Il punto politico sollevato da Lacorazza riguarda il ruolo della Basilicata nei procedimenti che interessano direttamente il territorio.

Le concessioni e le richieste di chiarimento

Lacorazza ha ricordato l’esistenza di concessioni già rilasciate nel 1999 e nel 2006, frutto di intese e non di atti unilaterali, che prevedono l’estrazione di 154 mila barili al giorno.

Ha precisato che tale quantità non risulta attualmente raggiunta e che le concessioni in essere, che includono pozzi come Pergola 1, scadranno nel 2029. Da qui è scaturita la domanda rivolta alle istituzioni: chiarire se il dibattito si limiti alle concessioni già esistenti e alle aree già impegnate, o se vi sia l’intenzione di estendere le attività oltre tale perimetro.

La richiesta di Lacorazza si inserisce in un confronto già avviato all’interno del Consiglio regionale della Basilicata. I consiglieri regionali di centrosinistra Alessia Araneo, Antonio Bochicchio, Angelo Chiorazzo, Roberto Cifarelli, Piero Lacorazza, Piero Marrese, Viviana Verri e Giovanni Vizziello avevano già sollecitato la convocazione di un Consiglio regionale straordinario.

Questa richiesta era emersa a seguito delle dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla volontà di incrementare la produzione nazionale di petrolio e sul ruolo strategico della Basilicata in tale prospettiva. La domanda rivolta al presidente Bardi verteva sull’eventuale informazione preventiva della Regione riguardo agli orientamenti del Governo nazionale, sulla sua condivisione di tali posizioni e sulla sua intenzione di fronte all’incremento delle attività di ricerca ed estrazione petrolifera sul territorio lucano.

Le preoccupazioni, già espresse dopo le dichiarazioni della Presidente Meloni, hanno assunto un rilievo ancora maggiore con la pubblicazione del decreto-legge il 10 settembre in Gazzetta Ufficiale.

L’articolo 2 di tale decreto interviene sui procedimenti relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, inclusi la perforazione di pozzi e il rilascio, la proroga o la modifica dei permessi e delle concessioni. Introduce inoltre un meccanismo che, in caso di mancata espressione dell’intesa regionale entro i termini previsti e al ricorrere di ulteriori condizioni, consente al Consiglio dei ministri di nominare un commissario ad acta per esprimere l’intesa in sostituzione della Regione.

I consiglieri di centrosinistra hanno chiarito di non sostenere che la Basilicata sia stata commissariata né che il decreto abbia già autorizzato nuove trivellazioni. Tuttavia, hanno avvertito che sarebbe altrettanto errato ridurre la questione a una semplice modifica procedurale.

Hanno evidenziato la sequenza degli eventi: prima l’indicazione esplicita della Presidente del Consiglio di aumentare la produzione nazionale di petrolio, richiamando le risorse lucane, e subito dopo l’intervento del Governo sulle procedure estrattive, con la possibilità di sostituire la Regione. Questi due fatti, sebbene distinti, sono stati letti come parte di un unico quadro di politica energetica nazionale, rendendo inaccettabile il silenzio del Governo regionale.

Le richieste del centrosinistra e la questione istituzionale

Il centrosinistra ha chiesto al presidente Bardi di informare i lucani se la Regione Basilicata sia stata preventivamente informata dell’iniziativa del Governo, se abbia avuto interlocuzioni con Palazzo Chigi o con i Ministeri competenti e quale posizione abbia espresso.

Soprattutto, è stata richiesta immediata chiarezza sui procedimenti che riguardano il territorio: quali istanze di prospezione, ricerca, perforazione o coltivazione siano pendenti, a quale fase siano giunte, quali richiedano l’intesa regionale e quali possano rientrare nelle nuove disposizioni. Questa informazione è stata ritenuta necessaria per il Consiglio e per i cittadini.

È stata sollevata anche una questione istituzionale, ritenuta non sottovalutabile. La disciplina delle attività energetiche e degli idrocarburi incrocia competenze statali e regionali, e la Corte costituzionale ha più volte richiamato la necessità di leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. L’intesa della Regione non può essere considerata un adempimento meramente formale quando le decisioni incidono profondamente sul territorio.

Per questa ragione, è stato chiesto alla Giunta regionale di attivare immediatamente l’Avvocatura regionale per verificare se l’articolo 2 del decreto-legge n. 157 del 2026 leda le competenze costituzionalmente attribuite alla Regione Basilicata e se sussistano i presupposti per promuovere ricorso dinanzi alla Corte costituzionale ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.

I consiglieri non hanno proclamato l’incostituzionalità della norma, ma hanno chiesto che la Regione agisca come dovrebbe quando una disposizione statale può incidere sulla propria autonomia: valutarne immediatamente la legittimità e, se necessario, difendere le proprie prerogative. Allo stesso tempo, è stato chiesto al presidente Bardi di assumere un’iniziativa politica nei confronti del Governo e durante l’iter parlamentare di conversione del decreto, affinché siano pienamente salvaguardati il ruolo della Regione, il principio di leale collaborazione e la partecipazione dei territori alle decisioni che li riguardano.

Il centrosinistra ha ribadito di non voler alimentare una contrapposizione tra la Basilicata e lo Stato. La regione contribuisce da decenni alla sicurezza energetica nazionale, e nessuno intende sottrarsi alle proprie responsabilità. Tuttavia, cooperare nell’interesse nazionale non significa rinunciare al diritto della Basilicata di partecipare alle decisioni sull’utilizzo delle proprie risorse e sul futuro del proprio territorio. È stata rifiutata anche la rappresentazione semplicistica di una contesa tra chi vorrebbe aumentare le estrazioni e chi vorrebbe chiudere i pozzi. Il tema è stato definito molto più serio, riguardando la sicurezza delle attività estrattive, la tutela dell’ambiente e della salute, il lavoro e il futuro dell’indotto, il rapporto tra produzione energetica e sviluppo regionale, e la necessità di preparare la Basilicata a un futuro in cui la sua economia non dipenda indefinitamente dal petrolio.

Queste sono esattamente le questioni per le quali era già stato richiesto il Consiglio regionale straordinario, e oggi tale richiesta acquista una ragione ulteriore.

In conclusione, è stato chiesto a Bardi di presentarsi in Aula senza ulteriori rinvii, riferire su quanto sta accadendo, rendere noti i procedimenti che interessano la Basilicata e chiarire la sua posizione nei confronti del Governo nazionale. La Giunta, inoltre, dovrà verificare immediatamente se esistano le condizioni per impugnare davanti alla Corte costituzionale la norma che consente allo Stato di sostituirsi alla Regione nell’espressione dell’intesa. Su una materia così importante, non possono esserci né silenzio né ambiguità: la Basilicata deve esercitare fino in fondo le proprie prerogative e partecipare da protagonista alle decisioni che riguardano il proprio territorio e il proprio futuro.