Il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, ha dichiarato il 30 settembre 2026 a La7 che lo Stato italiano chiederà il risarcimento dopo il deposito della sentenza sul caso Giulio Regeni. La richiesta deriva dalla costituzione dell'Italia come parte civile nel procedimento.
Foti ha affermato: "Quando la sentenza verrà depositata, lo Stato chiederà il risarcimento". Ha evidenziato la costituzione in giudizio dello Stato italiano come passaggio rilevante, accostandola alla collaborazione francese sulla strage di Ustica (dopo 46 anni). Ciò ha rimarcato la presenza istituzionale nei percorsi giudiziari.
Posizione del ministro
Nel suo intervento, Foti ha ribadito la presenza dello Stato, del governo italiano e della magistratura nell'iter giudiziario. "Lo Stato c’è stato, c’è stata la magistratura", ha affermato, collegando l'impegno al principio di legalità ed esprimendo soddisfazione per la decisione.
Sulle polemiche seguite alla sentenza, richiamate nel confronto politico con la segretaria del Pd Elly Schlein, Foti ha invitato ad attendere il deposito della decisione e le motivazioni. Ha indicato il deposito come passaggio necessario per il rispetto della sentenza e per la procedura giudiziaria in corso.
Verdetto di primo grado
La sentenza riguarda il procedimento sul caso Regeni davanti alla Corte d’Assise di Roma.
Il verdetto di primo grado, pronunciato il 28 settembre, ha condannato a dieci anni tre membri degli apparati di sicurezza egiziani: Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim. La loro responsabilità è stata riconosciuta per sequestro aggravato.
Nel medesimo procedimento, il generale Tariq Sabir è stato assolto. La decisione non ha accolto integralmente l'impianto accusatorio, non riconoscendo la responsabilità per l'omicidio, contestata a Sharif. Gli imputati non sono mai comparsi davanti alla giustizia italiana durante il processo, celebrato in loro assenza.